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Sipario su Ecolab, ora la “cassa”

Da oggi parte il primo ciclo di cassa integrazione. Ma l’obiettivo è rinnovarla per tutto il 2020

Sipario su Ecolab, ora la “cassa”

Alberto Garbellini

ROVIGO Sipario calato sulla Ecolab. Ieri sera si sono definitivamente chiusi i cancelli della fabbrica che dava lavoro a 43 dipendenti e che nelle scorse settimane ha deciso di chiudere la produzione in città per trasferire tutto in Francia.

Da oggi, quindi, i lavoratori dello stabilimento che produceva detergenti a livello industriale sono in cassa integrazione. Ammortizzatori sociali che dureranno fino alla fine dell’anno, ma la prospettiva è quella di rinnovare, da gennaio, la “cassa” per un altro anno. Per mettere, però il nero su bianco su questo nuovo ciclo di ammortizzatori sociali occorrerà attendere un nuovo vertice al ministero del Lavoro e la sottoscrizione di un nuovo provvedimento. Già nelle scorse settimane però era stata annunciata la disponibilità di ministero e Regione per definire anche il secondo ciclo di Nei prossimi mesi, poi, almeno questa è la speranza di lavoratori, sindacati e istituzioni, potrebbe chiudersi l’acquisto della fabbrica da parte di un nuovo imprenditore, intenzionato a rilevare parte dell’Ecolab. La trattativa, da questo punto di vista, è in piedi da diverse settimane e nel corso del summit a Roma era stata indicata anche un prima assunzione di una quindicina di lavoratori Ecolab, lasciando poi al successivo sviluppo del nuovo sito produttivo l’implementazione del personale.

In ogni caso ieri si è chiusa una pagina della storia industriale del Polesine. Ecolab aveva iniziato a produrre a Rovigo nel 2011, la multinazionale, con altri stabilimenti nel mondo, aveva acquisito la fabbrica da Esoform. Nel giro di pochi anni la produzione era aumentata, e così pure il personale. Poi nel 2017 l’acquisto di un sito gemello in Francia, ed è stata questa la svolta che ha portato la dirigenza aziendale a scegliere, nei mesi scorsi, di chiudere lo stabilimento di Rovigo nonostante fatturati e ordinativi fossero più che in ordine. E così pure il livello professionale e della strumentazione all’interno del sito. L’annuncio è stato un fulmine a ciel sereno, condito dall’imminente taglio di 43 posti di lavoro. Facendo, così, scattare l’immediata mobilitazione dei sindacati. Cgil, Cisl e Uil e i lavoratori ecolab, hanno proclamato sciopero e manifestazioni, ricevendo il sostegno della politica e delle istituzioni locali. Poi le missioni a Venezia e Roma per ottenere gli ammortizzatori sociali e il congelamento delle procedure di licenziamento. Infine la trattativa per l’arrivo di un compratore destinato a mantenere in vita lo stabilimento prima Esoform e poi Ecolab.

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