VOCE
L’INCONTRO
17.11.2019 - 17:03
“Un ricordo vivo, che torna tutti i giorni”. Con queste parole, e tanta emozione, il brigadiere capo dei carabinieri Roberto Gigli, ieri mattina a palazzo Danielato ha raccontato la strage di Nassirya, a cui è sopravvissuto. L’incontro è stato organizzato per ricordare il 16esimo anniversario dell’attentato al contingente italiano in Iraq, costato la vita a 19 italiani, tra cui 12 carabinieri, cinque militari dell’esercito e due civili, oltre a causare il ferimento di altre 58 persone.
In sala, anche Giovanni Contiero, presidente della locale sezione dell’Associazione nazionale carabinieri, che ha introdotto l’intervento di Roberto Gigli, insignito dal presidente della Repubblica della medaglia d’oro per le vittime del terrorismo.
Gigli ha raccontato i fatti vissuti in prima persona nel giorno della tragedia: “Per me il 12 novembre è un ricordo vivo, che ritorna tutti i giorni, e il susseguirsi di altre tragedie non fa che accendere questo dolore dentro di me.”
“Eravamo i primi ad avere una base militare a Nassirya, e per me era la prima missione umanitaria. Il contesto era tosto: la popolazione era agli estremi della civiltà e noi cercavamo di riportare l’ordine - ha raccontato il brigadiere Gigli - ero in camera quando sono esplose le 5 tonnellate di tritolo. Sono sceso, ero ferito e sanguinavo, da un occhio non vedevo, ma con l’adrenalina che scorreva ho armato il fucile e mi sono detto ‘venite avanti, sarà quel che sarà’. Tutti sparavano”.
“Ho chiesto subito dove fosse la radio per comunicare con la centrale, che si è meravigliata del fatto che fossimo vivi”, ha detto ancora. I militari della centrale, infatti, non si potevano muovere per paura di una seconda esplosione: era stata rubata un’ambulanza giorni prima e si pensava potesse essere usata come autobomba.
E ha poi aggiunto: “Quando sono sceso la situazione era incredibile: ho trovato un cameraman, gli sciacalli rubavano armi e tutto ciò che trovano, nessuno soccorreva i feriti. Ho assistito ad una mattanza, e ho visto i miei colleghi in condizioni pessime. E’ stato un camion di 16 tonnellate a provocare l’esplosione, e ci sarebbero stati danni in qualsiasi caso, ma è anche vero non c’erano misure di sicurezza adeguate”.
“Questa mattanza non si dovrà ripetere”, ha ripetuto il brigadiere capo Gigli. “E’ sempre toccante partecipare alle cerimonie di ricordo, ma da 16 anni a questa parte non è cambiato nulla - ha detto - le guerre oggi scoppiano per fattori economici, trasformati poi in questioni religiose, e avvengono continue tragedie”.
Alla conclusione dell’incontro, l’assessore alla cultura Paolo Fontolan ha preso la parola, esprimendo rispetto e gratitudine verso le forze armate che difendono l’Italia e donano protezione, tutela e difesa nel mondo, garantendo la sicurezza nella vita di tutti i giorni.
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