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Polesine 2020

“Servono più infrastrutture”

Matteo Rettore, segretario della Cna osserva la sfida economica del Polesine futuro. “Ci sono aree del Polesine molto avanzate come il Delta. Con le sue fragilità”

Cna punta su Web, digitale e scuola

Matteo Rettore, segretario della Cna

La sfida del Polesine che si affaccia al 2020, con i suoi trend negativi e con le notizie che fanno ben sperare, è raccolta anche dall’associazione Cna, reduce da una ristrutturazione e da una grossa cura dimagrante, cominciata mesi fa. Che ha avuto il suo culmine con la fusione con Padova. Il segretario Matteo Rettore, originario di Padova, è da 10 mesi a stretto contatto con Rovigo e più di una volta si è detto sorpreso del tessuto economico che ha incontrato.

Cosa ne pensa degli indicatori economici che fanno di Rovigo il fanalino di coda del Veneto e lo pongono a metà classifica in Italia?

“In genere le analisi sono da prendere con le pinze. Fanno precipitare un territorio e poi improvvisamente lo fanno salire di quota. Non mi porrei né in una posizione auto-assolutoria, né - è il caso del dato sulle start up che pongono Rovigo in nona posizione in Italia - mi lancerei in grandi entusiasmi. E’ vero che Rovigo si salva grazie alla sua voglia di imprenditorialità, mentre i protesti cioè la capacità di essere solvibili, sono un segnale negativo, ad esempio. Per l’anno prossimo abbiamo messo in campo una indagine sulla situazione del Polesine faremo un’analisi degli andamenti numerici e delle realtà produttive. Per questo sui numeri preferisco non espormi”.

In 10 mesi di frequentazione polesana, qual è il confronto con Padova?

“Mi è capitato più volte di sottolineare che ci sono delle aree del Polesine che sono molto più avanzate rispetto ad alcune aree del padovano. Esiste un’economia significativa nella parte del Delta, sia nel settore ittico che nel settore turistico. Si vedono i lati positivi certo c’è una fragilità del territorio fortemente collegata a eventi naturali e atmosferici, ma si tratta di una parte importante della nostra economia”.

Anche sul fronte del turismo, che da più parti è visto come un settore di sviluppo in Polesine, c’è molto da fare...

“Ci sono senz’altro investimenti che vanno fatti. Va sviluppato il turismo un po’ più lento, ad esempio utilizzando la parte dei canali del Po, ma bisognerebbe investire sui pontili, sull’attrezzatura per poter fare salire e scendere le persone nei paesi e farli accedere alla visitazione. Bisogna potenziare i percorsi ciclabili. Ci sono una serie di progetti che sembrano andare in questa direzione”.

Quali sono le più grandi difficoltà con cui si scontrano oggi le piccole e medie imprese?

“Purtroppo con la domanda interna in calo, le imprese più piccole mostrano una fatica a crescere. L’artigianato, l’edilizia sono in difficoltà ma questo trend non è uniforme. Chi è riuscito a specializzarsi sta un po’ meglio. Poi c’è il settore della meccanica, che esporta in Francia e in Germania. E anche in questo caso mi dicono che risentono del rallentamento della Germania, che non fa bene a nessuno nemmeno a Rovigo. Gli ordini sono più corti e si sente la fiacca, che arriva anche alla struttura più piccola”.

La sfida del Polesine nel 2020, dunque attraverso cosa passa?

“Bisogna fare un ragionamento anche sulle infrastrutture, quelle telematiche e in generale anche quelle viarie. Le imprese chiedono questo. E ha fatto bene Lara Chiccoli a sottolinearlo parlando di Zes. La Regione deve aiutare il Polesine a sviluppare le infrastrutture”.

Il servizio completo sulla Voce di Rovigo di oggi 23 novembre

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