VOCE
caso piscine
27.12.2019 - 21:29
La soluzione, dunque, pare vicina: quanto costerà la risoluzione dell’annosa vicenda?
La soluzione al grande problema della città, il più grande di tutti, per quanto riguarda l’entità di quello che potrebbe essere “il danno” per le casse comunali, ancora non c’è. Parliamo della vicenda del Polo Natatorio, la piscina di viale Porta Po che ancora attende soluzione. Perché il Comune di Rovigo è “incastrato” nel fallimento di Veneto Nuoto, la società che realizzò la piscina, e si trova sul coppino una ingiunzione di pagamento di quasi 7 milioni di euro derivati dalle rate del mutuo, contratto da Veneto Nuoto nei confronti della banca proprio per la realizzazione del Polo Natatorio.
Ed ora il saldo di quel debito viene chiesto a noi, Comune di Rovigo, e quindi soldi dei cittadini che pagano le tasse, in virtù di una clausola della convenzione tra Comune e Veneto Nuoto che prevede la surroga: ovvero che in caso di mancato pagamento, nei debiti subentri il Comune. Una clausola che, però, il Comune, ora, non vuole riconoscere. Una vicenda che viaggia in parallelo a quella del Lodo Baldetti, sempre nato all’interno del project financing per la realizzazione del Polo Natatorio e che vede il Comune già condannato a pagare un milione e 400mila euro per il ritardo nella consegna della vecchia piscina. Lodo appellato dal Comune che sta facendo il suo corso in tribunale a Venezia.
Ed oggi un nuovo tassello che quasi quasi fa sperare che la chiusura della vicenda non sia poi troppo lontana. Perché il Comune di Rovigo ha deciso sì da una parte di destinare i soldi per il canone dovuto a Veneto Nuoto e quindi al Fallimento di Veneto Nuoto - d’altronde lo deve fare per forza – ma dall’altra ne ha bloccato la liquidazione “in ragione degli sviluppi del contenzioso in atto”. Insomma, destinare i quasi 300mila euro annuali al canone (245mila euro oltre i 53mila 900 euro di Iva per un totale di 298mila 900 euro) è un obbligo, ma bloccarne la liquidazione per l’anno 2020 fa quasi pensare che sia l’anno buono, quello nel quale la vicenda sarà conclusa e i termini per il pagamento del canone saranno sicuramente diversi, se non più necessari. Anche perché, secondo la convenzione, in caso di fallimento, poi, la piscina torna nelle mani del Comune che dovrà, a giochi chiusi, affidarla o – improbabile – gestirsela da solo. In ogni caso non dovrà certo versare un canone di “realizzazione e gestione del Polo Natatorio di Rovigo”.
Certo, nel momento in cui si dovesse chiudere la vicenda, probabilmente con un accordo Comune/banca sicuramente inferiore ai 7 milioni dell’ingiunzione, non ci sarà nell’immediato da gioire. Saranno comunque tanti i soldi che dovrà pagare il Comune. Ma a lungo andare si tratterà non solo di una liberazione in termini di peso della vicenda sulle spalle delle amministrazioni, ma anche in termini di soldi che potranno finalmente trovare una destinazione più utile in città rispetto a quella di fare fondo per pagare un contenzioso. E qualche milione di euro per sistemare le strade al Comune, e alla città tutta, farà sicuramente comodo.
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