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UN GIORNO CON

Giorgio, una vita da volontario

“Alleno i ragazzi del calcio, canto nel coro e ci esibiamo in case di riposo e alla Chiarastella”

Giorgio, una vita da volontario

29/12/2019 - 17:13

Giorgio, nella sua dedizione al mondo del volontariato compone un mosaico di attività che lo portano ad incontrare persone di tutte le fasce d'età. Allena i giovanissimi del calcio, porta allegria nelle case di riposo con il coro di cui fa parte, esce con gli amici e si mette in gioco per imparare a suonare uno strumento. Da portalettere, il lavoro di una vita, nel periodo natalizio si trasforma nel “Babbo Natale” della Polisportiva Marzana Granzette per portare gli auguri a tutta la comunità. Una giornata d’impegno e di messa in discussione. Giorgio in una parola “animato”.

La sveglia non suona la mattina, sono sveglio quasi a tutte ore in allerta e pronto al nuovo giorno che verrà. Mi alzo dal letto solitamente per le 8 e dopo colazione mi dedico alla cura della casa, del giardino e del mio cane Bongi che è con me da 8 anni. Passo la mattinata insieme a mia moglie, aiutandola nelle faccende domestiche. Di venerdì la mattina è interamente dedicata all’associazione Bandiera Gialla: insieme ad altri volontari mi reco a Lusia per prendere la verdura che verrà poi redistribuita seguendo un’ottica di aiuto e condivisione. Nella mia vita ho sempre avuto la propensione per le attività di volontariato, e da quando sono pensionato ho la possibilità di poterci investire maggior tempo. Sono riuscito ad unire la mia voglia di aiutare con le mie passioni, come con la storica Polisportiva Marzana Granzette. Ho iniziato a giocare a calcio poco più che 12enne e una volta terminata la mia “carriera” ho deciso di continuare a frequentare i campi allenando i giovanissimi, assistendo agli eventi e dando una mano dove ci fosse bisogno o necessità. Essere impegnato nel mondo dello sport allenando i bambini significa per me essere una sorta di educatore che insegna non solo i valori dello sport ma anche quelli sociali.

Nel corso di questi 30 anni di attività calcistica ho visto i ragazzi crescere e maturare, e di fronte alle nuove esigenze educative ho dovuto rimboccarmi le maniche. Cerco di fare del mio meglio cambiando metodi d’approccio, adeguandomi a chi ho davanti anche se le difficoltà non mancano. I giovani d’oggi infatti sono difficili, hanno mille distrazioni. La differenza più grande che vedo fra me bambino e un giovane d’oggi è la voglia di divertirsi stando insieme. Un tempo ogni cosa prendeva la forma di un gioco e l’immaginazione ne era padrona. La soddisfazione non sta nella vittoria, ma in tutto il processo che porta all’ingresso in campo. Il mio non è solo un supporto nel campo da gioco e nello spogliatoio ma, come ogni anno, offro anche il mio impegno nelle vesti di Babbo Natale.

Insieme ad un gruppo di atleti e volontari ci fermiamo casa per casa per cantare la Chiarastella e portare così qualche sorriso, oltre al calendario annuale delle attività della polisportiva. Un momento di incontro con la comunità che porto avanti da 6 anni; per me incontrare i compaesani ha un valore importante perché ho l’occasione di rivedere amici e di donare un attimo di spensieratezza a persone che più di tanto non escono. Mi fa sorridere quando ripenso al fatto che ho lavorato come portalettere, da quando avevo 30 anni. Ero solito suonare il campanello due volte, un gesto che ho mantenuto anche nelle vesti da Babbo Natale. Nei miei vent’anni di servizio ho avuto modo di conoscere molte persone girando per il Polesine. In ogni luogo, dopo un primo periodo si andava spesso ad instaurare un rapporto di conoscenza con le persone, dato sì dalla routine del lavoro ma anche dalla componente umana che mai è mancata nelle attività che ho svolto. Ritengo sia importante portare avanti le usanze e le tradizioni come quella della Chiarastella, e mostrare la vicinanza del mondo sportivo verso la comunità. C’è stato un cambiamento notevole della comunità, che ho potuto notare nel corso degli anni grazie al giro con la stella luminosa: sempre di più sono le case vuote e i campanelli che suonano senza ricevere risposta.

Io continuo a vivere nella frazione di Granzette, che tengo nel cuore perché è il luogo che mi ha dato i natali, che conosco alla perfezione con tutte le sue stradine e con tutti i suoi abitanti, che sono diventati miei amici nel corso del tempo.

Il pranzo lo trascorro insieme alla mia famiglia, un momento durante il quale abbiamo il piacere di condividere le nostre giornate. Nel pomeriggio mi riposo e dedico del tempo alla lettura dei quotidiani, tenendomi aggiornato sulle novità locali e nazionali. Dopo la pausa vado a fare una camminata o un giro in bicicletta. La meta che preferisco è l’Adige lungo il quale respiro aria di pace e serenità, godendo del panorama: da una parte i colli, dall’altra la città vista dall’alto, con i reticoli delle strade e i luoghi noti ben distinguibili.

Dopo questa boccata d’aria, vado ad allenare i bambini e successivamente passo da allenatore ad allievo. A 70 anni ho deciso di imparare a suonare l'ukulele, con tutta la difficoltà del caso, guidato dal gruppo di amici e dal maestro Francesco Verza. La voglia di imparare uno strumento si affianca alla mia passione per la musica che ho coltivato per vent’anni cantando nel coro “Vox Animae”, tenendo concerti e allietando le sante messe nel Polesine. I cori sono sempre stati un momento d’impegno personale, di ritrovo e di convivialità mista a spiritualità. Ho fatto parte anche del coro “Cante e ciàcoe” esibendomi su alcuni palchi viaggiando per la regione. Attualmente canto con “Gli amici della musica”, con il quale canto nelle case di riposo.

Per me cantare significa portare gioia e vicinanza, grazie alla potenza della voce e della musica. Episodi positivi che ricordo sono legati ad esibizioni in qualche casa di cura durante le quali abbiamo cantato canzoni del passato, che hanno fatto commuovere le persone. In quel pianto si vede ripagato l'impegno volontario, le prove e l'organizzazione che stanno dietro ad un evento. Vedere che una persona allettata si sente energica al suono di qualche canzone è una sensazione che riempie il cuore.

Arriva l’ora di cena dove tutti quanti insieme ceniamo e guardiamo la televisione. Dopo cena vado a letto, ma difficilmente prendo sonno subito. Ripenso contento e con il cuore pieno degli incontri fati alla mia giornata e, con la mente, vado a programmare il giorno dopo.

Nella mia settimana incontro dalle persone bisognose, dai bambini agli anziani. Dopo l’esperienza da Babbo Natale e nel mio continuo giro per il territorio in bicicletta, mi sento di augurare che il 2020 sia migliore dell’anno appena passato sperando di poter sempre avere la forza di seguire tutti i vari appuntamenti.

Un augurio a tutti di poter trovare la semplicità nelle piccole cose, prendendo spunto dai momenti della nostra infanzia che ci facevano provare quel senso di spensieratezza e divertimento.

Mettersi in gioco e condividere una delle cose più preziose al giorno d’oggi: il tempo. L’anno scorso, raccontavo la storia di Anna, una signora dedita al volontariato e legata alla parrocchia di San Bortolo che si augurava per il 2019 la riscoperta del valore delle relazioni autentiche fra le persone. A distanza di un anno, ritorno nelle frazioni, luoghi di storia, di incontro e comunità, dove ai campanelli che suonano a vuoto resiste l’energia dei presenti. Ritorno nelle frazioni ricercando il continuum delle storie, osservando i cambiamenti e sperando che ogni storia porti un sorriso, una riflessione e un’idea nuova. Anche quest’anno, le parole che maggiormente tornano sono quelle del volontariato, della relazione, dell’incontro autentico e disinteressato con l’altro. Se dovessimo mettere in una mappa e congiungere tutti i punti delle persone che hanno condiviso la propria giornata, la parola che ne verrebbe fuori sarebbe “Tempo”. Quel tempo che ci farà aspettare il nuovo anno, che ci farà attendere con ansia alcuni momenti e ci farà anche, purtroppo, stare male. Il tempo che racchiude dentro ogni minuto momenti che negli anni resteranno impressi e ci faranno cambiare.

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