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IL GIALLO

Lei troppo "occidentale", lui geloso e malato di gioco. "L'ha uccisa"

Le carte dell'indagine che ha portato all'arresto del marito di Samira

Lei troppo "occidentale", lui geloso e malato di gioco. "L'ha uccisa"

Samira e Mohamed, marito e moglie

Lei, una donna che si dava da fare, per mantenere la famiglia. Girava, cercava lavoro come badante. Lui, lavoratore agricolo, dedito al bere e al gioco delle macchinette, sempre intento a domandare soldi alla moglie, che lui aveva sposato perché stesse in casa e che invece pareva davvero integrarsi troppo bene, vestire troppo all’occidentale; sempre lui, gelosissimo, timoroso che la moglie venisse “insidiata” da altri.

E’ in questo mix, tratteggiato dal giudice per le indagini preliminari, che sarebbe nato l’omicidio che gli investigatori - carabinieri di Este e di Padova e Procura di Rovigo - attribuiscono a Mohamed Barbri, 48 anni, che avrebbe tolto la vita alla moglie, Samira El Hattar, 43 anni, della quale non si hanno notizie di alcun tipo dallo scorso 21 ottobre. E’ questo il ritratto della coppia che emerge dall’ordinanza di custodia cautelare sulla base della quale è stato spiccato un mandato di arresto europeo, eseguito a Barcellona dalla polizia iberica, in collegamento con i carabinieri.

Secondo gli investigatori, nel periodo precedente la scomparsa, queste tensioni avrebbero portato i due sulla via della separazione, pur tra molti annunci di esasperazione, da parte di Samira, seguiti da presunte “riappacificazioni”. Come quando la donna prima si sarebbe rivolta agli assistenti sociali di Stanghella, per avere aiuto nell’intraprendere un percorso di vita autonomo, per poi ripresentarsi assieme al marito, baciarlo e dire che andava tutto bene, tutto era risolto. Una difficoltà a dare un taglio netto che può essere forse spiegata anche con la presenza di una bimba di quattro anni, tra l’altro con un problema di salute per il quale riceveva una piccola indennità. Nascosta al padre, per evitare che se la giocasse alle slot.

Un quadro complesso, insomma, ad alto rischio, nel quale non appare da escludere avessero fatto capolino anche episodi di violenza: percosse, gesti di minaccia, anche alla presenza della bimba. Questo per quanto concerne la situazione precedente la scomparsa. In seguito, il marito avrebbe commesso alcuni presunti “passi falsi” ritenuti indizianti. Tra questi, un falso alibi che si sarebbe costruito per la mattina della scomparsa della moglie, ossia un lavoro agricolo che in realtà non avrebbe mai fatto; ma anche i movimenti così come ricostruiti nella serata stessa, che in realtà lo avrebbero visto, a notte fonda, circa tra le 3 e le 7, sostare a lungo in aperta campagna, in una strada arginale.

Infine, i vari ritrovamenti “accidentali”, da parte del marito, di effetti personali di Samira - uno stivale, un portachiavi, un braccialetto - in zona di aperta campagna, con l’erba alta, nei quali già erano passati investigatori e volontari, che hanno impiegato anche cani e georadar nella ricerca. Infine, la decisione di andarsene in Spagna, il primo dell’anno.

Questi i punti essenziali del quadro indiziario. Oltre a questo, però, si deve ribadire come, a fronte di questi indizi, si debba tenere conto di come le varie perquisizioni nella casa che sarebbe stata teatro dell’omicidio non abbiano, a oggi, consentito di individuare elementi forti, come scrive, del resto, anche il giudice per le indagini preliminari nella sua ordinanza. Soprattutto, si indaga per omicidio. Ma non ci sono tracce del corpo della vittima. Non è un problema da poco.
Magari non insormontabile, in ottica accusatoria. Ma non da poco.

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