VOCE
IL GIALLO
20.01.2020 - 21:03
I reparti scientifici dell'Arma al lavoro
Circoscritto il luogo dove il cadavere potrebbe essere nascosto. Il marito: “Io estraneo”
Ben 14 campioni, 14 campioni biologici sui quali sarà ora condotto l’esame del Dna. E’ qui che, in buona parte, gli investigatori cercano una risposta alla scomparsa di Samira El Attar, 43 anni, la donna sparita dallo scorso 21 ottobre dalla sua abitazione di Stanghella, dove viveva col marito Mohamed Barbri, 48 anni, e con la figlioletta di soli 4 anni.
Secondo gli inquirenti - i carabinieri di Padova ed Este e la Procura di Rovigo - è stato il marito a ucciderla, nell’ambito di una relazione che si stava logorando, a causa dei vizi del marito: slot e alcool. La donna avrebbe deciso di lasciarlo e tutto questo, ritengono gli investigatori, unito alla gelosia morbosa che per lei avrebbe nutrito l’uomo, avrebbe potuto spingerlo all’omicidio.
Il marito, però, nega tutto. Prima indagato per omicidio e occultamento di cadavere, era poi stato colpito da un mandato di arresto europeo in seguito al suo espatrio in Spagna. “Non volevo scappare - ha ribadito, al suo avvocato - Quando mi ha arrestato la polizia, stavo andando alla stazione dei bus di Madrid, per tornare”. Mohamed assicura che era andato nel paese iberico per cercare tracce di Samira, pensando fosse passata da lì, per tornare in Marocco.
Sia come sia, però, ora il mistero si sposta in via Gorzon Sinistro, dove, secondo le rilevazioni Gps, Mohamed, la notte dopo la scomparsa di Samira, si sarebbe trattenuto per circa tre ore. E’ qui, appunto, in una sorta di capanno, che gli investigatori hanno repertato i campioni di liquido biologico, che ora saranno sottoposti all’esame del Dna. Le aspettative sono alte. E’ in quella zona, credono i carabinieri, che il corpo di Samira potrebbe giacere.
Da parte sua, l’indagato ribadisce di non essere mai stato lì, che quella sera lui stava cercando una stazione dei carabinieri aperta per denunciare la scomparsa di Samira. Dovrà spiegare, allora, come mai il tracciato del suo cellulare lo collochi lì, secondo le letture degli inquirenti.
Intanto, in queste ore, il 48enne dovrebbe arrivare in Italia, trasferito dalla Spagna, dopo l’arresto. Lui stesso ha deciso di non opporsi, ritenendo, appunto, di non avere nulla da temere o da nascondere. Resta da vedere dove sarà collocato. Al momento paiono esserci unicamente due destinazioni possibili, per la sua detenzione. O il carcere milanese di San Vittore, oppure quello di Rovigo, la casa circondariale cittadina affacciata sulla Tangenziale. La prossima mossa della difesa dovrebbe essere la richiesta di revoca della misura cautelare, sostenendo la mancanza di gravi indizi per un omicidio che Mohamed ha sempre negato.
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