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SANITA’

Allarme tubercolosi, controlli su 100 bimbi

“Se necessario scatterà la profilassi”, spiega il dg dell’Ulss 5 Antonio Compostella

Allarme tubercolosi, controlli su 100 bimbi

Monitorati decine di bimbi

Il bambino di cinque anni ricoverato perché colpito dalla tubercolosi, è ancora ricoverato in Pediatria e sta rispondendo alla terapia antibiotica.

Da oggi, invece, la comunità di bambini coinvolti nel caso di Tbc a Rovigo, visto che frequentano lo stesso istituto che comprende Nido e Scuola dell’Infanzia sarà chiamata ai controlli preventivi per capire se hanno contratto anche loro la malattia. Oggi ci sarà un incontro con i genitori nella scuola, con i sanitari dell’Ulss 5 e da domani si procederà con il test di Mantoux e con le radiografie al torace per circa un centinaio circa di bambini.

Il direttore generale Antonio Compostella invita alla calma e spiega: “Il bambino non aveva sintomi. Abbiamo intercettato la malattia in ragione dei controlli che abbiamo iniziato a fare quanto un parente si è ammalato di Tbc. Il fatto che non avesse sintomi significa che la carica batterica è bassa, si tratta di una bassa forma tubercolare, modestamente invasiva, in questo caso il rischio di contagiare altri bimbi è bassa. Evidentemente non si tratta di tubercolosi cosiddetta aperta con presenza di caverne nel polmone. In ogni caso io ho dato indicazioni al dipartimento di Igiene e Sanità di attivare tutte le precauzioni possibili per fugare qualsiasi dubbio”.

Questo significa che i bambini interessati dai controlli saranno visitati e solo in caso di necessità verrà fatta una profilassi, ovvero verrà somministrato l’antibiotico per bloccare per tempo la malattia. “E’ stato importante attivare i monitoraggi - spiega ancora Compostella - perché al primo controllo il test era stato negativo e il bambino al secondo test non ha presentato dei sintomi. Sulla scorta della sintomatologia sarebbe arrivato dal Pediatra ben dopo con la febbre e un quadro più compromesso”.

Il dirigente generale dell’azienda sanitaria polesana ricostruisce la vicenda: “Inizialmente era stato identificato il capostipite ed era stato immediata trattato con terapia antibiotica. Nel momento in cui è stato scoperto il caso, è stato trattato con terapia antibiotica. A partire da questo momento, entro un giorno massimo, se la terapia fa effetto, si ‘sterilizza’ il soggetto, nel senso che non è più contagioso”.

Dunque il bambino non è stato contagiato dopo che i controlli erano scattati sulla famiglia del “malato zero”, ma in un periodo precedente. “La malattia ci mette 15 o 20 giorni a manifestarsi - precisa ancora il dg - il piccolo paziente ha contratto la tbc prima che all’adulto venisse diagnosticato. Anche perché dopo che l’adulto è stato trattato il rischio contagio è stato azzerato”.

Ora la cautela utilizzata per il bambino ricoverato in Pediatria, sarà tenuta anche nei confronti dei suoi compagnetti di classe. “Non è stato necessario chiudere la scuola, né fare particolari disinfestazioni. Ora bisognerà capire se la comunità dei bambini gioca insieme, se mangia nella stessa mensa. Tutte abitudini che indagheremo nei giorni che verranno”.

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