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TRIBUNALE

Caso “progettone”, c’è la soluzione

Il Comune rischiava una condanna a un milione, passa la transazione a 500mila euro

Caso “progettone”, c’è la soluzione

Vede la luce la soluzione di una delle vicende maggiormente travagliate di questi anni a Porto Viro, ossia l’onda lunga degli strascichi giudiziari relativi al cosiddetto “progettone”, il progetto, con relativo bando, tramite il quale il Comune aveva affidato la realizzazione di sei opere pubbliche a una medesima società, nell’ambito di una unica procedura di affidamento. Il bando, in particolare, era stato predisposto nel febbraio del 2013, esattamente sette anni fa, per un importo complessivo, posto a base d’asta, nell’ordine dei 4.580.000 euro.

Il mese successivo, secondo la scansione del Comune, era arrivato l’affidamento alla ditta aggiudicataria, per un importo di 2.837.000 euro circa, dando atto che la ditta aveva offerto una somma di 1.350.000 euro per ottenere l’alienazione dell’immobile dell’ex stadio di calcio di Contarina in via Zara, che sarebbe stata utilizzata per il pagamento in permuta di parte dell’importo contrattuale.

Tutto funziona - sempre secondo questa ricostruzione - sino al maggio del 2014, quando avrebbe dovuto prendere il via il quarto degli interventi previsti, vale a dire la messa in sicurezza stradale dell’incrocio tra via Mantovana e corso Risorgimento. Proprio in questa fase, però, qualcosa si blocca. La giunta ritiene vi siano gli estremi per risolvere il contratto, invocando l’inadempimento e procede in questo senso.

La mossa della società aggiudicataria è quella di rivolgersi al Tribunale, sostenendo che il progetto originario presentava varie problematiche e che il Comune andava condannato al pagamento di una somma di 845.000 euro. Un parziale saldo delle opere realizzate era, infatti, in precedenza già avvenuto. Questo accadeva a inizio del 2014.

Tra fine 2019 e inizio anno, il Comune di Porto Viro ha dovuto decidere come procedere, anche alla luce della possibilità di chiudere la vicenda con un accordo transattivo. Ossia, una decisione che accontentasse entrambe le parti e consentisse di evitare il pronunciamento del giudice, anche perché, come spiegato dall’avvocato al quale si era rivolto, il Comune rischiava, in caso di sentenza sfavorevole, di dovere pagare una somma di quasi un milione. Da qui la decisione di chiudere il contenzioso con una somma di 500mila euro, 30mila dei quali come spese legali.

Il pagamento potrà avvenire spalmando la somma su più esercizi, a partire da quello relativo all’anno in corso.

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