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“Foibe, studiare per capire”

Cerimonia emotivamente toccante. Appello di Barbierato ai giovani.

 “Foibe ed esodo: una sciagura nazionale alla quale i contemporanei non attribuirono, per superficialità o per calcolo, il dovuto rilievo”: le autorevoli parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno fatto da filo conduttore alla commemorazione del Giorno del ricordo, dedicato a conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani vittime delle foibe, dell’esodo dalla loro terra di istriani, fiumani e dalmati nel secondo Dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.

La prima parte della cerimonia si è svolta in municipio alla presenza delle massime autorità cittadine, rappresentanti di tutte le forze dell’ordine e corpi dello stato, diverse associazioni combattentistiche e d’arma, alcune scolaresche. Unica nota stonata l’assenza di larga parte di consiglieri e assessori comunali.

Molto forte l’intervento del sindaco Omar Barbierato quando ha invitato i giovani “a studiare, approfondire e capire che cosa e perché è successo in queste terre a noi vicine, ai nostri fratelli”. Il sindaco ha quindi ricordato che il nazionalismo esasperato ha radici lontane per poi “sfociare nei drammi che hanno caratterizzato i primi anni del secondo dopoguerra, causa e conseguenza nello stesso tempo anche di errori commessi da italiani, non migliori degli altri”.

Con parole toccanti ha ricordato l’esperienza dei propri genitori che “sono scappati dall’Istria, ricordando così la sofferenza delle migliaia di italiani costretti a fuggire da quelle terre quando si scatenò la caccia all’italiano, senza trovare solidarietà in quello che doveva essere il proprio paese, quindi dovendo subire l’onta di essere indesiderati”. 

L’intervento commemorativo è stato affidato ad Angelo Milan, che per passione e curiosità si dedica da anni allo studio di quelle terribili vicende, andando anche ai visitare i luoghi delle tragedie per avere un’idea più approfondita di quel che è successo. “Vicende - ha affermato - rimaste nell’oscurità fino a qualche anno fa, mai studiate a scuola, mai sentito parlare, ma una cerimonia”. 

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