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POLESELLA

Ecco il reperto dell’incursore Pippo

L'aereo cadde il 4 marzo del 1945 a Polesella. Trovata un'ascia in dotazione all'aereo. Maria Peretto ricorda: “L’aereo piantò il muso poi si capovolse. Fiamme altisssime e scappammo”

Ecco il reperto dell’incursore Pippo

L'ascia trovata a Baone dell'aereo caduto a Polesella

Tutto finì quella notte del 4 marzo del 1945. La missione del 256° Squadron Raf, prevedeva l’ennesimo attacco al ponte mobile di Polesella. Decollati dall’aeroporto di Forlì il pilota W/Cdr Hugh William Eliot e il navigatore/operatore radar F/Lt Walter Thomas Cox non faranno mai ritorno alla Base.

Si concluse in modo drammatico l’ultima missione di quello che oramai era noto a tutti come un Wing Commander di grande esperienza, un giovane di 23 anni che aveva combattuto in Francia, nel Mediterraneo e, infine, in Italia.

Dopo aver volato sui caccia Hurricane, fu addestrato per partecipare alle missioni più pericolose: quelle degli Night Intruder, gli incursori notturni, noti a tutti con il soprannome di Pippo. Si trattava di missioni difficili, compiute in solitaria, dove era richiesto ai piloti e ai navigatori di viaggiare nella più assoluta oscurità alla ricerca di una qualsivoglia luce che segnalasse il movimento di truppe tedesche. Una volta avvistata la luce, l’aereo “Pippo” scendeva di quota, a volte volando vicinissimo al terreno, per poi sganciare il suo carico di morte. La velocità, l’altitudine di volo, la mancanza di una visuale certa del territorio rendevano estremamente vulnerabili questi bombardieri solitari. Bersagliati dalla contraerea tedesca, talvolta vittime dell’errore umano, le possibilità di salvezza dell’equipaggio di chi era destinato a queste missioni notturne erano pochissime.

Oggigiorno è quasi impossibile trovare nel luogo di caduta di un Mosquito frammenti significativi del crash, essendo l’aereo interamente costruito in legno. Eppure, dopo 75 anni, ecco riemergere da una casa di Baone in provincia di Padova, gelosamente custodita, l’ascia che era in dotazione su quel Mosquito e che fu recuperata da un abitante di Polesella, lo stesso che mosso a compassione e sfidando il veto dei locali repubblichini si incaricò di prelevarne i resti dei piloti per dargli una iniziale e pietosa sepoltura nel parco della villa Morosini.

L’autore di questo gesto generoso era il padre di Alfredo Nicoli l’attuale custode di questo oggetto che ereditò dal genitore l’ascia e la volontà di conservarla. Ora, Alfredo ha deciso di donarla all’associazione Aerei Perduti Polesine affinché la memoria di quanto accadde quella lontana notte di marzo 1945 non vada perduta. L’ascia verrà conservata presso l’aeroporto di Prati vecchi di Aguscello, Ferrara, dove l’associazione di ricerche aeronautiche ha una sala espositiva nella quale è possibile vedere i reperti trovati in oltre 20 anni di attività e conoscerne le storie. L’intera storia di Eliot e Cox è stata recentemente pubblicata nel libro “Aerei Perduti – Polesine 1943-1945”, Sometti Editore.

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