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Le vongole morte sono rifiuti da smaltire

Presto un tavolo in Regione per capire come muoversi. E Porto Tolle aspetta solo i soldi

Le vongole morte sono rifiuti da smaltire

Una distesa di gusci di vongole, ormai morte, luccica sul fondo delle lagune di Caleri e Marinetta. Una montagna di molluschi morti, che corrispondono a tonnellate (persino per gli addetti ai lavori fare una stima, in questo momento, è impossibile) di rifiuti organici. Che certo non possono essere lasciati lì: vanno smaltiti, in un modo o nell’altro.

Dopo la visita del prefetto, che l’altro giorno ha voluto rendersi conto di persona della situazione visitando direttamente le lagune, a bordo di una lancia, i Comuni di Porto Viro e Rosolina ora bussano alle porte della Regione. “E’ stata la Provincia a indirizzarci a Venezia”, spiega infatti l’assessore alla pesca del Comune di Porto Viro Valeria Mantovan, che nei giorni scorsi aveva organizzato il primo, partecipatissimo, vertice con cooperative e pescatori per fare il punto della situazione sui danni causati dalla moria di vongole.

“Stiamo studiando insieme, di comune accordo tra i due municipi - le fa eco il sindaco di Rosolina Franco Vitale - quale sia la soluzione più vantaggiosa, economica e veloce per riuscire a ripulire le lagune da tutte le vongole morte e consentire così ai pescatori di riprendere velocemente il loro lavoro”. “L’ufficio regionale convocherà a stretto giro un tavolo tecnico, nella sede distaccata del dipartimento pesca, a Mestre, per capire come muoverci dal punto di vista tecnico”. Impossibile al momento fare ipotesi e dare dati, né dal punto di vista dell’ampiezza del fenomeno né sul costo potenziale dell’operazione di smaltimento dei gusci. “E’ una questione di portata molto elevata - si dimostra però preoccupata la Mantovan - anche dal punto di vista ambientale”.

Ma non è questo l’unico grattacapo creato ai Comuni del Delta dagli eventi calamitosi degli ultimi mesi. Pochi chilometri più a sud, a Porto Tolle, il sindaco Roberto Pizzoli deve ancora capire esattamente come smaltire legno, plastica e altri materiali accumulati al di là dell’argine interno della Sacca dopo che il forte vento del 12 novembre ha spazzato via decine di cavane, trasformandole in rifiuti. Qui, la stima del costo dell’operazione c’è già: 200mila euro. Soldi che hanno rischiato di finire nel conto della Tari, e dunque spalmati sulle prossime bollette in carico ai cittadini di Porto Tolle: come a dire, oltre al danno causato dal maltempo pure la beffa dell’aumento della tasse. Un’ipotesi sciagurata che il sindaco Pizzoli ha provato a scongiurare in ogni modo. E, ad oggi, possiamo dire che c’è praticamente riuscito. Il piano per lo smaltimento dei ruderi delle cavane c’è già: lo ha fatto Ecoambiente. Intanto, però, in Sacca la ricostruzione sta per iniziare: “Con il Consorzio pescatori stiamo risolvendo le ultime questioni urbanistiche, poi potremo rimettere in piedi le cavane”.

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