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Il lavoro c'è, mancano i lavoratori

Uno studio della Cgia rivela che a Rovigo su 1520 offerte di lavoro, il 38,1% non è il profilo richiesto, il 23 non si presenta, l'11,8% non è preparato.

Il lavoro c'è, mancano i lavoratori

Da una parte ci sono la crisi economica e la mancanza di lavoro, con i tassi di disoccupazione che superano il 6% nella provincia di Rovigo. Dall’altro - a sorpresa - emerge la difficoltà da parte delle aziende, in particolare quelle medio-piccole, di reperire personale specializzato.

Secondo i dati rilevati dalla Cgia di Mestre, in Polesine a gennaio su 1.520 offerte di lavoro, nel 38,2% dei casi non si è riusciti a trovare il profilo richiesto dagli annunci, mentre nel 23,1% è mancato del tutto il candidato, nell’11,8% dei casi le persone che si sono presentate erano impreparate.

Sempre secondo lo studio della Cgia, nella provincia di Rovigo sono soprattutto gli assistenti sociali, i conduttori di mezzi di trasporto e gli operai edili a scarseggiare.

Mancano poi le figure specializzate, ed è uno dei limiti del nostro territorio: saldatori, camionisti di mezzi pesanti.

“In tempi non recenti abbiamo avuto segnalazioni di associati in difficoltà a trovare professionalità con esperienza informatica che fossero in grado di manovrare le macchine digitalmente - spiega Gian Michele Gambato, vicepresidente di Confindustria Padova e Rovigo - E in genere si fa fatica a trovare autisti e operai edili. Anche perché sono lavori che mostrano un sacrificio fisico e sono impegnativi, ma per le dimensioni delle nostre azienda non abbiamo riscontrato eccessivi difficoltà”.

Sono perplessi i sindacati, Riccardo Dal Lago, responsabile Uil di Rovigo fa presente che “ci sono situazioni contraddittorie perché Rovigo è una delle province del Veneto con il maggior numero di persone in cerca di lavoro. Dall’altra va anche tenuto presente che molto spesso soprattutto quelli che sono neodiplomati e neolaureati cercano un posto fuori Rovigo. Fuori regione o fuori nazione. Il secondo tipo di problema è una migrazione da un territorio che comunque per ragioni endemiche offre poche possibilità di buon lavoro”.

Pieralberto Colombo suggerisce di mettere in rete chi fa l’analisi delle richieste come i centri per l’impiego locali, chi conosce il mercato, e il mondo dell’istruzione e della formazione. “Manca una rete che incroci domanda e offerta con la formazione”. E poi aggiunge: “Vorrei proprio sapere, tuttavia, la proposta che viene fatta a questi lavoratori, anche economica. Ci è capitato anche di vedere proposte di contratti a termine di 800 euro mensili. Anche per professionalità medio alte. Direi che c’è anche questo tipo di problema. Ovvero forme contrattuali non adeguate” . Poi nessuno lo cita, ma c’è anche il reddito di cittadinanza, che la sua parte in questa situazione la fa. Eccome se la fa...

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