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CORONAVIRUS

“Il San Luca dev’essere reso sicuro”

L’appello di Gilberto Bianchini: “Segnalazioni su varie situazioni a rischio Covid - 19”

“Il San Luca dev’essere reso sicuro”

Una interrogazione con la quale Gilberto Bianchini, capogruppo dell’opposizione in consiglio comunale a Trecenta, chiede al sindaco Antonio Laruccia alcuni chiarimenti, dopo la decisione, della Regione, di trasformare l’ospedale di Trecenta in struttura provinciale di riferimento per l’emergenza da Coronavirus, ospitando, al suo interno, tutti i casi positivi che necessitino di ricovero.

Bianchini, infatti, ha indirizzato al sindaco una interrogazione a risposta scritta.

“In questi giorni - scrive - ci siamo trovati di fronte all’importante decisione da parte della Regione Veneto e dell'Ulss 5 di adibire la struttura dell'Ospedale San Luca di Trecenta come centro di riferimento per tutto il Polesine per far fronte all'emergenza del Covid-19 e ciò ha portato ad una conseguente riorganizzazione generale, a partire dal personale, alla realizzazione di una rianimazione, passando, come ha dichiarato il direttore generale dell’Ulss 5 Antonio Campostella, dagli attuali 5 ai 10/12 posti letto, alla sospensione delle attività delle sale operatorie”.

“Se da una parte - prosegue l’analisi di Bianchini - ci troviamo di fronte a questa obbligata scelta riorganizzativa dell’ospedale San Luca per fare fronte all'emergenza del Covid 19, dall'altra parte dobbiamo sostenere fin da ora la posizione che una volta passata questa epidemia l'ospedale di Trecenta dovrà tornare completamente operativo, con il mantenimento anche dei posti letto che in questo periodo verranno aggiunti”.

Un concetto che era stato espresso anche dalla consigliera regionale Patrizia Bartelle e sul quale, ora, torna anche Bianchini.

“Però - prosegue - il problema più grosso oggi è garantire al San Luca la sicurezza operativa sotto tutti i punti di vista: sono arrivati i primi ammalati a Trecenta che hanno presentato i sintomi da Covid-19 e sono stati ricoverati al reparto di Terapia semi intensiva. Eppure arrivano in ambulanza, passano dal Pronto soccorso e per arrivare a destinazione percorrono un corridoio a cui qualsiasi persona proveniente dagli ambulatori può accedere. Un rischio importante per la salute delle persone che passano. Al momento dunque, manca un percorso dedicato e completamente separato per questa tipologia di pazienti ricoverati a Trecenta. L'unica segnaletica appropriata sono cartelli attaccati alle sedie d'aspetto per la distanza di un metro fra le persone. Sono inoltre in molti che segnalano la mancanza di controllo degli ingressi: chiunque può entrare senza controlli della temperatura, questionari informativi o richieste del motivo della visita. E chiaro dunque che, con i primi pazienti Covid-19 arrivati venerdì scorso e con i tamponi iniziati lunedì, i dipendenti, i pazienti e tutte le persone che entrano al San Luca di Trecenta non possono considerarsi al sicuro in un ambiente di lavoro a dir poco a rischio”.

Da qui la richiesta di Bianchini, anche al sindaco, per attivarsi per fare in modo che la sicurezza venga garantita.

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