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Coronavirus

“Così ho sconfitto il terribile virus

“All’inizio paura, poi vomito, le cure, una vera odissea. E adesso posso riabbracciare la mia famiglia”

“Così ho sconfitto il terribile virus

Laura, alla fine del calvario, lo può dire davvero: “E’ andato tutto bene”. Lei è Laura, la 49enne positiva al coronavirus, ammalata lo scorso 9 marzo, e che ora, guarita, può raccontare il suo Covid 19. Lei paziente numero uno di Castelmassa, e della fabbrica Cargill.

“Sono Laura - dice - moglie del presidente dell’Avis di Castelmassa, Alessandro Ravagnani e madre di due fantastici ragazzi, Sara e Giuseppe. Mi sembra doveroso portare la mia testimonianza in questa pandemia, come persona che può dire ‘E’ andato tutto bene’.

“Dopo un weekend in montagna con la mia famiglia - racconta - lunedì 9 marzo mi sono svegliata con febbre alta e tosse, da lì è iniziata la mia odissea, ma non sono mai stata sola. Il mio medico curante Antonio Gallerani è venuto a visitarmi 2 volte e quando la procedura lo ha permesso, mi ha fatto fare il tampone al 5° giorno di febbre a 39 con tosse. Sabato 14 le mie condizioni sono precipitate e mio marito ha deciso di chiamare il 118, siamo stati scortati in ambulanza fino al reparto di malattie infettive di Rovigo. Alle 22 di sabato 14 sono stata ricoverata in isolamento. Mio marito congedato urgentemente dal Primario, con la notizia che ero positiva al Ccoronavirus, andare a casa, non toccare più nulla e sanitizzare tutto”.

Laura ha così iniziato una a lotta tutta in salitaQuando il primario mi ha informata mi è caduto il mondo addosso, è stato un terrore tremendo con la paura di avere infettato la mia famiglia, la paura di non farcela. Non bastasse il ‘nemico’ mi ha procurato una polmonite basale da Covid19. Ma ero pronta a lottare con tutta me stessa”. E continua: “Ho trascorso 3 giorni isolata in malattie infettive, dove comunicavo con il reparto da una finestrella ricavata nella porta, mi passavano le medicine appoggiandole su un tavolino. Ho iniziato la cura, ma dopo 48 ore gli effetti collaterali di vomito e diarrea hanno obbligato i medici a sospenderla. Ringrazio Barbara Bernardoni di cuore per l’appoggio ed il sostegno che ha dato fin dalle prime ore a mio marito. Ero in buone mani e che respiravo autonomamente”.

Martedì 17 il trasferimento al nuovo reparto di pneumologia. In 2 giorni era nato il reparto Covid al settimo piano. “Il primario dottor Casoni, mi ha tranquillizzata dicendo che era buona cosa che respirassi autonomamente e che avrei iniziato un’altra cura sperimentale che poteva dare buone possibilità di guarigione. Quotidianamente il dottor Bellini mi ha sempre supportato con professionalità. Continuavano ad arrivare ricoveri nuovi ed in 3 giorni siamo passati da 11 pazienti a 19”. Al 12esimo giorno di febbre finalmente il primo giorno da sfebbrata, “le infermiere Tania, Cinzia e Federica hanno festeggiato questa buona notizia con me creando un mini clima di festa. Io vedevo tutti questi occhi, grandi, piccoli, giovani e meno giovani, tanti angeli, tanti cuori grandi vicini non solo professionalmente, ma con con umanità, che comprendevano le difficoltà dell’isolamento e compartecipavano alle chiamate o videochiamate da casa con battute e sorrisi. L’infermiera Mireya che mi ha postato una barretta di cioccolato al latte perché mi aveva sentito dire che avevo voglia di dolce. Mi sono commossa, mi sentivo coccolata. Ringrazio tutto il personale medico, infermieristico, Giorgia, Nicole , Alice, Raffaele, Antony, Gianluca, Mireya, l’oss di Serravalle. Tutte le operatrici addette alla sanificazione delle stanze, che accuratamente pulivano tutto”. Laura aggiunge che “nessuno si è mai lamentato di essere stremato, di aver paura. Tutti dediti al loro lavoro con orgoglio e umanità”.

Martedì 24 marzo, alle 18 è arrivata la notizia “da Cinzia che urlava il mio nome in corridoio ‘Negativa Laura’. Mi sono lasciata andare ad un pianto liberatorio improvviso. L’odissea era finita, potevo tornare a casa, ma come? Mio marito da casa cercava il trasporto per farmi tornare. L’abbiamo trovato grazie ai volontari della croce azzurra di Bergantino coadiuvati da Paola Ravagnani, che con il volontario Pino alle 19.30 mi ha riportato a casa”. Per Laura “uscire all’aria aperta è stato come avere la libertà dopo 10 giorni di pura guerra”.

L’altro giorno è stata la prima giornata a casa, anche se in isolamento: “Ognuno in una camera separata, allungando la tavola per mantenere la distanza di sicurezza durante i pasti. E ancora: pressione bassa, parametri del sangue sballati, ma sono una donna felice di essere tornata alla mia vita, e alla mia famiglia. Ora attendiamo domenica prossima per darci un abbraccio vero, e sarà una domenica di festa grande, di vittoria, di amore”.

Laura ringrazia tutti: “Tutti, il personale medico, infermieristico, le oss, le signore delle pulizie. Siete stati tutti degli eroi, i miei eroi, i miei angeli”.

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