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IL CASO

Il paradosso degli attuali positivi

Un dato rischia di inquinare la percezione dell’epidemia.

Il paradosso degli attuali positivi

C’è un dato che rischia di inquinare l’idea che ci stiamo facendo dell’andamento dell’epidemia da coronavirus. Ed è il dato degli “attuali positivi”.

Si tratta del numero di individui che, in un dato momento, stanno combattendo contro il virus. Per fare alcuni esempi: lunedì questo valore si attestava, a livello nazionale, a quota 50.418, martedì alle 17 era a 54.030 e mercoledì, alla stessa ora, aveva raggiunto quota 57.521.

Vuol dire che in tre giorni, i pazienti “attualmente positivi” sono aumentati di settemila unità. Un numero che può far pensare che i nuovi casi di coronavirus in Italia siano stati, appunto, poco più di 7mila.

Sbagliato. Perché se andiamo a vedere i “casi totali”, ovvero il numero di persone colpite dal virus dall’inizio dell’epidemia, negli stessi giorni si attestavano rispettivamente a quota 63.927 (lunedì), 69.176 (martedì) e 74.386 (mercoledì sera). Con un aumento, dunque, di oltre 10mila unità. Diecimila persone (e non settemila) che erano sane e si sono trovate a dover lottare contro il virus.

Come mai questa discrasia nei numeri? Perché gli “attuali positivi” crescono meno dei “nuovi casi” per motivi, terribilmente, fisiologici. Dagli attuali positivi, infatti, vanno tolte le persone che, rispetto al giorno prima, sono guarite: parliamo di 1.930 casi, nelle 48 ore che separano il bollettino del lunedì da quello del mercoledì. Ma vanno tolti anche, purtroppo, i decessi: nello stesso lassi di tempo, 1.426. Tantissimi. Eccoli qua, gli oltre tremila casi “spariti”, da una colonna e l’altra: quelli che fanno la differenza tra gli “attuali positivi” e il numero totale di contagiati, da febbraio in avanti.

Un’anomalia che ha sollevato, senza ricevere risposta, il giornalista Rai Jacopo Cecconi, nel corso delle conferenze stampa serali della Protezione civile nazionale. Sì perché proprio il capo degli angeli in giallo, Angelo Borrelli, continua a battere esclusivamente sul dato degli “attuali positivi”, che invece va preso con le pinze se si vuole capire, davvero, cosa sta succedendo e quanto si sta diffondendo questo virus.

“Se un giorno 100 persone vengono diagnosticate positive, e lo stesso giorno 100 persone che sono già in ospedale muoiono per il Covid, la sera la Protezione civile dirà che il numero di casi positivi è rimasto uguale”, il ragionamento - e la provocazione - di Cecconi. E allora, su questo fronte, serve chiarezza. E un’avvertenza: per capire cosa sta succedendo, bisogna guardare l’andamento totale dei casi.

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