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CORONAVIRUS IN POLESINE

"Lavoratori indifesi davanti al virus"

La rabbia per il focolaio scoppiato in geriatria all'ospedale di Rovigo

"Lavoratori indifesi davanti al virus"

"In questi giorni stiamo assistendo a un continuo e costante aumento dei casi di positività al Covid19 nel reparto di Geriatria dell’ospedale di Rovigo Santa Maria della Misericordia e ogni giorno il direttore generale rassicura i suoi dipendenti, pazienti e pubblico dicendo che la situazione è sotto controllo e che sono state prese tutte le precauzioni e misure di sicurezza possibili per isolare i casi".

Comincia così la segnalazione che riguarda la situazione del reparto al centro dello sviluppo di un focolaio che, a oggi, ha toccato 43 persone, 26 pazienti e 17 dipendenti Ulss, tra infermieri e oss. "Adesso io mi domando, ma è davvero così? Davvero è tutto sotto controllo? Come è possibile sostenere che si siano prese tutte le misure necessarie se, nonostante ciò, un intero reparto ospedaliero è stato completamente svuotato e sanificato a causa degli innumerevoli contagi? Come è possibile che nessuno si ponga qualche domanda e non siano ancora stati disposti approfondimenti, visto che quasi la totalità del personale sanitario di ruolo nel reparto, precedentemente citato, è positivo al tampone?".

"Sarebbe il caso di verificare se i dispositivi di protezione fossero in dotazione a tutti gli operatori e fossero adeguati alla situazione, o se, al contrario, gli stessi dispositivi non siano stati messi a disposizione solo nelle ultime settimane?". 

"Io penso, e mi rivolgo soprattutto a lei direttor Compostella, e al buonsenso di chi in questo momento sta leggendo questo sfogo, che se effettivamente tutto fosse andato come sino detto, probabilmente la situazione ora sarebbe diversa. Paradossalmente, infatti, coloro che lavorano al Pronto Soccorso e quindi potenzialmente più esposti al contagio, non sono stati infettati, e perché? Forse la situazione è stata presa un po’ superficialmente nei reparti ritenuti a minor rischio? Ricordo che coloro che lavorano in reparti differenti da quelli abitualmente esposti ad un maggior rischio di contagio, (mi riferisco al pronto soccorso, alle malattie infettive, alla rianimazione) non sono da dimenticare o da tralasciare, sono persone che mettono a disposizione la loro esperienza lavorativa, la loro persona e la loro passione per salvare il prossimo e sono da tutelare come gli altri".

"Sono fortemente convinta che quando i contagi diventano così tanti, in un unico reparto e soprattutto tra gli operatori, non si tratti più di pura e semplice casualità, ma di possibile negligenza e superficialità, non certo da parte dei lavoratori, perché loro sanno perfettamente i rischi che corrono, ma sanno anche che hanno il diritto di correrli nella massima sicurezza possibile. E allora chiedo, visti e considerati i fatti, come faranno i pazienti, una volta passata l'emergenza, a sentirsi sicuri di circolare all'interno della struttura sanitaria se i primi a non essere sicuri e tutelati sono i dipendenti? Non si scherza con la vita della gente, perché dietro ad ogni singolo contagio non c’è un solo ammalato, ma c’è anche una famiglia".

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