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Take away salva la ripresa per 1,2 milioni di cittadini al lavoro

Un’opportunità colta da molte strutture localizzate in prossimità di stazioni ferroviarie, bus, uffici e imprese che si sono attrezzate per offrire un servizio in sicurezza

Take away salva la ripresa per 1,2 milioni di cittadini al lavoro

Il take away salva il rientro al lavoro di 1,2 milioni veneti che con il via al cibo da asporto sono ricorsi al pasto pronto con l’avvio della fase 2. Si tratta di una prima prova per la ripresa della ristorazione - commenta Coldiretti Veneto - azzerate dalla chiusura forzata. Un’opportunità colta da molte strutture localizzate in prossimità di stazioni ferroviarie, bus, uffici e imprese che si sono attrezzate per offrire un servizio in sicurezza per evitare affollamenti.

Coldiretti ricorda che il crollo dei consumi fuori casa con lo stop di attività di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi dovuto all’emergenza sanitaria ha effetti negativi sull’agroalimentare che in Veneto fattura 5,7 miliardi di euro. Dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità da quando è cominciata la pandemia oltre la metà delle aziende agricole ha registrato una diminuzione dell’attività - secondo l’indagine Coldiretti/Ixè - con un impatto che varia da settore a settore con picchi anche del 100% come per l’agriturismo dove sono chiuse per le misure anti contagio oltre mille strutture regionali per le quali una urgente riapertura dei cancelli sarebbe un vero incoraggiamento per il settore.

“I nostri agriturismi - spiega Diego Scaramuzza presidente regionale e nazionale di Terranostra - sono spesso situati in zone isolate della campagna, gestite da nuclei famigliari su ampi spazi verdi: elementi che favoriscono il rispetto delle misure di sicurezza. Per questo confidiamo in una ripresa in tempi brevi delle nostre attività. Con l’avvio della fase 2 non è purtroppo stata ancora chiarita la questione dell’alloggio: nonostante i presupposti per l’ospitalità nel rispetto delle disposizioni sanitarie ci siano tutti, manca il riconoscimento del codice Ateco degli agriturismi. In attesa di un protocollo da concordare con la Regione Veneto sostenere il turismo rurale significa sostenere un sistema che ha sopportato un crac senza precedenti, quantificabile solo nel trimestre della pandemia in 30 milioni di euro”.

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