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l’allarme

"Nutrie, pericolo per campi e consorzi. A rischio le coltivazioni"

“Questi roditori mettono a rischio le coltivazioni e la tenuta delle infrastrutture idrauliche”

"Nutrie, pericolo per campi e consorzi. A rischio le coltivazioni"

E’ ancora allarme nutrie nei campi polesani, un pericolo capace di mettere a rischio colture e infrastrutture idrauliche. Un anno per nulla facile per l’agricoltura: coronavirus, siccità, ritorni di freddo si sono aggiunti a quelle che erano le problematiche classiche della primavera agricola, e che anche quest’anno si stanno riproponendo in modo molto importante. “La proliferazione della nutria è sicuramente una delle maggiori problematiche, legate alla introduzione di specie aliene nei nostri agroecosistemi, di più complessa soluzione, dato che, come abbiamo avuto modo di provare direttamente tutti negli ultimi mesi, l’intervento dell’uomo nell’equilibrio naturale porta spesso all’introduzione di fattori di biohazard che possono incidere pesantemente sui nostri ambienti produttivi, ecologici, economici”.

La nutria, originaria del Sud America, introdotta in modo sconsiderato per l’allevamento in Italia come animale da pelliccia, ha ormai coperto una nicchia ecologica, scalzando altri roditori, e che sta generando rilevanti danni sia alla cosa pubblica che ai beni privati. Andrea Salvagnini, presidente dell’ordine dei dottori agronomi e forestali di Rovigo spiega che “la formazione di tane nelle arginature, soprattutto in aree con piano campagna collocato sotto il livello del medio mare, può generare danni molto consistenti ed il Polesine ha già conosciuto eventi catastrofici legati a questo contesto. La rilevante prolificità di questa specie aliena, unitamente alla sua adattabilità ai nostri regimi climatici, costituiscono una grave compromissione delle coltivazioni agricole - continua Andrea Salvagnini - interessando ampie zone del nostro territorio. Gli stessi consorzi di difesa stanno attivando dei fondi mutualistici per mettere a disposizione degli agricoltori degli strumenti di difesa in grado di compensare i danni generati, ma di sicuro i migliori risultati si otterrebbero con azioni sistematiche di cattura e di eradicazione dai territori colonizzati, la cui efficacia potrebbe essere un esempio di virtuosa integrazione tra autorità pubbliche e associazioni venatorie e agricole”.

A giudicare dalla estensione dei danni se non verranno attuate azioni appropriate il tasso di progressione e la capacità di occupazione di nicchie ecologiche senza la presenza di predatori o di fattori limitanti della nutria “potranno diventare un problema molto incisivo sulle colture agrarie e sulle infrastrutture idrauliche nell’immediato futuro”. Il tema è caldo, e pronto per essere portato all’attenzione della terza commissione consiliare regionale per un incisivo ed efficace programma di intervento.

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