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LA STORIA

“Il mio lockdown, ad aiutare gli altri”

La lettera di Raffaella, una volontaria dell’associazione Blu Soccorso

“Il mio lockdown, ad aiutare gli altri”

La lettera di Raffaella, una volontaria dell’associazione Blu Soccorso, associazione di Lusia molto attiva tra Lusia, Badia e Lendinara, ma che, nel pieno del lockdown, ha lavorato molto anche su Rovigo, che racconta la propria esperienza in questi due mesi di lockdown.

10 marzo: l’Italia entra in lockdown, ed io, Raffaella, Volontaria di Blu Soccorso, come buona parte degli italiani, sto programmando le pulizie di casa, scegliendo qualche libro da leggere, riprendendo vecchi hobby accantonati da sempre perché non c’era tempo da dedicare.

Insomma, studiavo il modo per impegnare i giorni senza annoiarmi troppo.

Nemmeno il tempo di pensarci e il Sindaco del Comune di Rovigo e l’Assessore ai servizi sociali convocano il volontariato della città per organizzare un servizio di sostegno alla popolazione coinvolta dall’emergenza covid-19. Ci si ritrova nel salone d’onore del Comune di Rovigo, in un clima surreale di distanze e mascherine, le Associazioni di volontariato Auser, Bandiera Gialla, Blu Soccorso, con il Sindaco Edoardo Gaffeo e l’Assessore Mirella Zambello a predisporre le azioni opportune per fronteggiare la situazione, nuova per tutti.

Credo che nessuno di noi in quel momento avesse chiaro ciò che stava accadendo, abbiamo lasciato in un angolo le paure e cominciato subito a lavorare con spirito di reciproca collaborazione. Auser mette a disposizione volontari e mezzi per la consegna delle spese a domicilio a persone anziane o affette da patologie e invalidità.

Altrettanto fa Bandiera Gialla, gestendo anche il proprio magazzino di generi alimentari da donare a famiglie povere, mentre Blu Soccorso oltre ai mezzi e ai volontari, mette a disposizione anche il suo numero di telefono che farà da centralino, per tutte le Associazioni impegnate sul territorio. Quel telefono lo prendo in carico io , la prima telefonata arriva alle 18 del 13 marzo e alle 20,00 un volontario di Blu Soccorso aveva già provveduto alla consegna richiesta.

Da quel momento il telefono non hai più smesso di suonare, raccogliendo le esigenze e il disorientamento dei tanti cittadini chiusi in casa per forza di cose, dando voce a solitudini, ansie e preoccupazioni di vario genere.

Per ben due mesi ho sperimentato lo smart working a tempo pieno, hobby e libri sono rimasti là dove erano. Sono state giornate intense e impegnative, ogni telefonata richiedeva un ascolto attento e subito la pianificazione degli interventi necessari a risolvere la criticità manifestata al telefono, coordinando i volontari disponibili. Splendida è stata la collaborazione ricevuta da tutti loro, mi hanno sorpreso i giovani che si sono avvicinati a noi con entusiasmo, dedizione, educazione e rispetto. Il senso di comunità e di appartenenza ritrovato dopo anni di individualismo è stato importante, ci ha fatto sentire tutti meno soli e immaginare un futuro migliore.

La gratitudine e le parole commosse di apprezzamento che tanti hanno espresso al telefono, sono una grande soddisfazione e il giusto appagamento al nostro impegno.

In questi due mesi oltre 900 sono state le spese consegnate al domicilio dei cittadini che ne hanno fatto richiesta.

Oltre 150 le famiglie in difficoltà economiche raggiunte dai volontari con spese e beni e servizi di prima necessità. In una città vuota e spaesata , i volontari con le loro divise d’ordinanza hanno svolto continuamente il loro lavoro tra un supermercato e l’altro, potendo contare sulla collaborazione dei dipendenti di tutti i punti vendita che li hanno efficacemente supportati. La quasi totalità degli interventi sono stati eseguiti nel Comune di Rovigo, una decina circa hanno raggiunto cittadini di Comuni vicini, uno anche nel giorno di Pasqua, più di qualche telefonata è giunta da fuori Regione , una dalla Spagna. Abbiamo fatto in modo di dare voce a tutti.

E’ con orgoglio che racconto questa esperienza, l’arricchimento umano ricevuto da tutte le persone con cui ho interagito in questi due mesi è notevole.

Ho scoperto culture sconosciute che meriterebbero di essere avvicinate, la loro diversità è preziosa quanto la nostra, in alcuni ho intravisto vite difficili, esperienze passate dolorose e un presente di disagio e povertà.

Loro e noi abbiamo bisogno di solidarietà, comprensione e programmi ambiziosi che ci avvicinino, senza dimenticarci l’uno dell’altro con il ritorno alla normalità.

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