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“Non mettiamo la mascherina al teatro”

Puxeddu (Sociale): “Tutto in stand by, ma non siamo fermi”. Zeggio (Ballarin): “Intanto all’aperto”

“Non mettiamo la mascherina al teatro”

Non mettiamo la mascherina al teatro”. Che non è un invito, badate bene, a non indossare la mascherina “a” teatro, ma un appello che è anche auspicio e grido di aiuto da parte di chi gestisce, frequenta e utilizza i teatri. Le norme anticoronavirus stanno imponendo restrizioni al mondo dello spettacolo e della cultura, con i teatri che, stando alle norme attuali, potrebbero aprire dopo il 15 giugno ma con forti limitazioni su organizzazioni e numero di spettatori (200 persone al chiuso, compresi tecnici e attori e mille all’aperto). Numeri che rendono difficile, se non impossibile, allestire e rappresentare spettacoli professionali. Per non parlare delle incertezze legate al prossimo autunno quando tutti i teatri dovrebbero mettere in cartellone stagioni di prosa, lirica e altri spettacoli. E quindi? Che fare?

“Al momento - dice Luigi Puxeddu, direttore del teatro Sociale di Rovigo - il mondo del teatro e dello spettacolo è in stand by. In una sorta di limbo attivo, però, perché si sta cercando di verificare la possibilità di valutare soluzioni diverse e meno stringenti rispetto a quelle enunciate qualche giorno fa. Ma tutto, ovviamente, dipenderà dall’andamento della situazione sanitaria. Per quel che riguarda il teatro Sociale per il periodo estivo, come negli altri anni, non ci saranno rappresentazione, anche se da metà giugno sarà possibile utilizzarlo per produzioni o prove. Ovviamente occorre traguardare oltre l’estate e pensare a quello che succederà in autunno. Impostare una stagione di prosa non sarà facile. Noi ci appoggiamo al circuito Arteven, che, non si ferma mai di pianificare, ma al momento tutto è in attesa di capire quello che succederà. Certo qualche spettacolo potrà essere allestito all’aperto, ma anche in questo caso il mondo del teatro è in attesa di chiarimenti e ulteriore specifiche”.

E la stagione lirica? “Il Sociale è un teatro di tradizione, per la lirica beneficiamo di contributi ministeriali (sui 470mila euro), che per la prossima stagione potrebbero essere inferiori. Il cartellone era già stato programmato mesi fa, ora però è impossibile dire quel che succederà nei prossimi mesi”.

Incertezze e ancora incertezze, quindi. A Lendinara “il teatro Ballarin sarà fermo nei mesi estivi, non avendo impianti di condizionamento - precisa l’assessore alla cultura di Lendinara Francesca Zeggio - ma con i numeri imposti dalle restrizioni sarebbe comunque difficile allestire spettacoli di qualità. Cultura e teatro sono aspetti importanti del vivere civile, occorre sostenerli. I numeri però sono numeri: dimezzare la capienza di un teatro, e anche di più, significa dimezzare gli incassi. E come sarà possibile far fronte alle spese? E non possiamo certo pensare di tirare una riga e chiudere tutto. negli ultimi anni le stagioni del Ballarin costavano circa 80mila euro, che riuscivamo a coprire con biglietti e sponsor. Se la capienza viene ridotta drasticamente come si fa? Allo stato attuale è impossibile programmare”.

E gli spettacoli all’aperto? “Stiamo cercando di verificare la possibilità di allestirli, nel periodo estivo, in spazi aperti, ad esempio villa Malmignati, anche con la collaborazione di compagnie locali. Ovviamente in piena sicurezza, e per questo stiamo già immaginando un distanziamento fra i posti a sedere, entrate ed uscite separate, collaborazioni con volontari”. Il Ballarin, e gli spettacoli professionali, invece puntano ad ottobre “E se non sarà possibile a gennaio. Ma in che modo? L’importante è di non mettere la mascherina al teatro”.

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