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La vera emergenza è la burocrazia

Confapi: “Epidemia di decreti e ordinanze. Tante carte, pochi aiuti concreti agli imprenditori veneti”.

La vera emergenza è la burocrazia

A cento giorni dal primo decreto del presidente del consiglio dei ministri, con cui il 23 febbraio scorso vennero istituite le prime zone rosse (tra cui Vo’), il centro studi di Confapi, Fabbrica Padova, ha contato gli atti che più direttamente riguardano le imprese a livello nazionale (168 documenti) e regionale (36). “Norme che si rincorrono e si abrogano, linguaggio involuto: così la vita si complica ancora di più”, commenta il presidente Carlo Valerio. “E al conto - avvisa - mancano ancora 110 nuovi decreti attuativi del Dl Rilancio”.

A proposito: è di 555 il totale gli articoli contenuti nei vari decreti nazionali, con la parte principale svolta proprio dal Dl Rilancio dello scorso 19 maggio, che ne infila da solo 266 e che, occorre precisarlo, continuerà a essere soggetto a emendamenti sino a mercoledì 3 giugno.

“All’epidemia vera si è accompagnata quella della burocrazia, che rappresenta quasi sempre l’esercizio dello strapotere dello Stato e dei suoi apparati sui cittadini, per non dire degli imprenditori”, annota il presidente di Confapi Padova Carlo Valerio. “Si nutre di tempo, soldi, credibilità perduta delle istituzioni, rancore dei cittadini e imbarazzo dei funzionari, almeno di quelli volenterosi. Ci è riuscita inventando un linguaggio suo proprio, quasi incomprensibile, che ha creato inceppamenti anche fra gli stessi enti, si pensi solo ai ritardi nell’erogazione della cassa integrazione per le incomprensioni fra Regione e Inps. E il punto è che non solo gli atti di cui tener conto sono troppi, e molte volte in contraddizione fra loro, ma non c’è praticamente alcun documento ufficiale che non abbia bisogno di un traduttore-interprete per venire compreso e che non sia imbottito di riferimenti ad altri atti da abrogare. Si determina una situazione paradossale: se io non capisco cosa mi viene chiesto, farò fatica a farlo, ma se anche chi mi controlla non capisce cosa dovrebbe farmi rispettare, perché è scritto male e in forma non chiara, io non potrò fare il mio dovere e lui non potrà fare il suo”.

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