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TRIBUNALE

Lo smartworking rallenta la giustizia

Cancellerie dimezzate. Il presidente Ubertone: “Abbiamo chiesto di aumentare gli accessi e le stanze”. Qualche coda all’ingresso

Lo smartworking rallenta la giustizia

Ogni mattina davanti al tribunale, è possibile vedere una fila di sei o sette persone. Succede di rado, ma è “fisiologica” e sopportabile come fa intendere il presidente dell’ordine degli avvocati Enrico Ubertone. A un mese dalla ripresa delle udienze, una ripresa lenta, via Verdi dimostra di “tenere botta”, con alti e bassi.

“Ci sono tribunali come Vicenza, che si è dimostrato molto efficiente - spiega il presidente Ubertone - altri totalmente paralizzati. Rovigo da un lato è riuscita a dare il giro alle udienze grazie alla via telematica, alle videoconferenze e agli appuntamenti, ma il problema si è verificato nelle cancellerie e negli uffici degli ufficiali giudiziari. Con il lavoro a distanza, mentre i magistrati hanno accesso ai sistemi telematici, possono collegarsi e fare il loro lavoro, il personale amministrativo ha ben poco da fare in smartworking. E noi abbiamo subito le conseguenze soprattutto con le notifiche, non si potevano notificare gli atti se non quelli urgenti”.

Le notifiche sono costanti nei procedimenti, sono l’avvio e la conclusione di qualsiasi causa o processo, sono fondamentali anche nell’iter giudiziario. “E’ come un tubo dell’acqua, se lo tappi all’inizio e alla fine, prima o dopo scoppia”, usa un’immagine Ubertone.

Il servizio completo sulla Voce di Rovigo di oggi 9 giugno

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