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POLITICA
19.06.2020 - 17:43
“Vogliamo scegliere noi il presidente”. L’ex assessore: “Sono a disposizione, mai chiesto ruoli”
Fratelli coltelli. Il direttivo di Fdi vara una norma anti-Zangirolami. E, per rendere le cose ancora più chiare, annuncia: “Esprimiamo il nostro dissenso sull’eventuale nomina a presidente del circolo di Rovigo” dello stesso Zangirolami. In calce, le firme di Matteo Silvestri, Renzo Bellinello e di altri esponenti del direttivo cittadino del partito della Meloni.
Ma non manca un colpo di scena: ora, due degli otto firmatari del documento anti-Zangirolami si sfilano, e ritirano la propria adesione. Si tratta di Elena Gagliardo e Claudio Giovanni Capodici. “Abbiamo capito - spiegano, con una voce sola - che dietro a questa polemica c’è un gioco di individualismi, a cui non vogliamo prestarci”.
La vicenda inizia all’inizio di giugno quando, forse già subodorando quello che stava per avvenire, il direttivo del circolo ha approvato “all’unanimità un codice di regolamentazione che prevede che i nuovi soci non possano concorrere alla presidenza del circolo, se non dopo due anni di tesseramento”. Un requisito che, ovviamente, Matteo Zangirolami (che dopo la caduta della giunta Piva si è di fatto ritirato dalla scena politica cittadina) non ha.
Se quel codice sia stato scritto su misura per tagliar fuori l’ex assessore e se piuttosto si tratti solo di una (strana) coincidenza non è dato sapere. E non è nemmeno detto che sia vincolante: un eventuale commissariamento, deciso dal commissario provinciale Alberto Partegnani, aggirerebbe facilmente l’ostacolo.
Ma una cosa è certa: parte dell’attuale direttivo, nominato da Bartolomeo Amidei, il nome di Zangirolami non lo vuole nemmeno sentire. E se davvero Amidei, che - svelano dal partito - “considera il suo mandato a Rovigo pressoché concluso”, dovesse davvero passare la mano, chiede di avere voce in capitolo. “Per una questione di dignità personale e per rispetto del nostro ruolo”, scrivono infatti, “spetterebbe a noi, per primi e in assenza di un’assemblea congressuale, indicare il nome del nuovo presidente”. Un incarico a Zangirolami, viceversa, sarebbe giudicato “fuori luogo e fuori tempo”.
Ma perché tanto astio? “Non possiamo non fare presente - si legge ancora nel documento del circolo rodigino di Fdi - che Matteo Zangirolami vanta un curriculum in Alleanza Nazionale. Ma, contattato più volte nel corso delle passate elezioni comunali, quando Fdi era sopra al 5%, per essere inserito nella lista dei candidati, non ha voluto aderire agli inviti e non risulta essersi attivato per il nostro partito”. Insomma, un suo approdo in Fdi viene giudicato, da questo gruppo, un “assalto alla diligenza” in un momento in cui i consensi per la Meloni e il suo partito sono (almeno dal punto di vista delle percezioni) in aumento. Da qui il veto. E la guerra, a questo punto, è dichiarata.
“Dopo l’esperienza nella giunta Piva - racconta però Zangirolami - ho sentito l’esigenza di starmene un po’ in panchina, e dedicarmi soprattutto alla mia professione. Per questo, lo scorso anno, non ho potuto candidarmi. Ora la mia situazione è più rosea, ho più tempo e posso tornare ad occuparmi della politica, la mia passione da sempre”. Ma non è tutto qui: “Se mi sono messo a disposizione del partito - dice ancora - è perché un amico fraterno come Alberto Partegnani mi ha chiesto la disponibilità, e a lui non posso proprio dire no. Ma non è stata una mia richiesta né tanto meno si è mai parlato di ruoli”.
Intanto, sullo sfondo si delinea il vero bottino che sta dietro alla guerra. All’orizzonte, infatti, c’è già la partita delle candidature per far parte della lista di Fdi alle elezioni regionali di settembre. L’obiettivo del partito è quello di conquistare, per la prima volta, un seggio in Polesine. E quel posto a palazzo Ferro-Fini, davvero, fa gola a tutti.
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