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L'uomo che ha sconfitto il virus in Polesine si ritira

Il mandato del direttore Antonio Compostella scade il 31 dicembre e non parteciperà al nuovo bando della Regione per la selezione dei direttori generali

L'uomo che ha sconfitto il virus in Polesine si ritira

E’ di soli due giorni fa l’annuncio del presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, della pubblicazione del nuovo bando per i direttori generali delle Ulss del Veneto. Il direttore generale dell’Ulss 5 Polesana, Antonio Compostella, non parteciperà. Il suo mandato scade a fine anno, il 31 dicembre. Poi, colui che è stato il volto rassicurante nell’emergenza coronavirus nella nostra provincia, lascerà il Polesine.

Direttore Compostella, non parteciperà al nuovo bando? Dunque, andrà in pensione? "Io ho compiuto 65 anni e quindi non ho più i requisiti per partecipare. Dall’anno prossimo sarò in pensione".

Se nella peggiore delle ipotesi il virus tornasse e le venisse chiesto di rimanere, lei la accetterebbe? "E’ una decisione che spetta solo al presidente della Regione. Io sicuramente mi metterei a disposizione".

Come ha vissuto l’emergenza dal punto di vista personale? "In prima battuta direi che non ho neanche avuto il tempo di pensarci, è stata tutta una tirata. Non mi accorgevo quasi neanche della tensione e della fatica. Ovviamente nella tristezza della disgrazia dell’epidemia e dei danni che ha fatto anche in Polesine, nel massimo rispetto per chi ha sofferto e per chi ha perso la vita, dico che è stata un’esperienza importante, della quale dobbiamo fare tesoro. Ci ha insegnato che non possiamo più pensare solo al tempo di pace. Ci sono stati dei professionisti di grande valore che sono emersi in questo momento per professionalità e attaccamento alla comunità, che non posso dimenticare. Come Ulss ne siamo venuti fuori bene, abbiamo lavorato bene e con tempestività e grande collaborazione con case di riposo, comuni, sindaci, prefettura e forze dell’ordine. E’ stata una prova di comunità".

In Polesine è andata tutto sommato bene, oltre ad un pizzico di fortuna, c’è stato anche il grande lavoro del Servizio igiene con la corsa agli isolamenti. Ma lei? Si prende qualche merito? "E’ stato un lavoro di squadra, ho fatto il mio lavoro, ho fatto quello che doveva fare un direttore generale in quel momento. Ma di una cosa mi prenderei il merito, ma come azienda: noi non abbiamo dimenticato tutto il resto. Abbiamo continuato ad assistere anche i pazienti con altre patologie. In altre parti d’Italia, e anche del Veneto, ci sono polemiche sul fatto che durante il Covid siano stati trascurati i pazienti oncologici, i cardiopatici eccetera. Ma mi sento di dire che noi non abbiamo trascurato nessuno. Ho fatto il mio lavoro e ho cercato di farlo al meglio. Le scelte vincenti sono state anche la semintensiva respiratoria organizzata subito e la cabina di regia direzionale sempre attiva, dal lunedì alla domenica. E poi, per quanto riguarda le informazioni giornaliere ai cittadini, mi pareva doveroso tenere informata in maniera oggettiva e corretta la comunità".

Qual è il suo parere sul futuro del virus? "E’ veramente difficile pensare al futuro, come ho già detto oggi il virus non sta circolando lo confermo nell’esperienza della nostra Ulss. Purtroppo con l’autunno si ritornano a chiudere le finestre, a stare insieme al chiuso, situazioni favorevoli per il virus. E’mutato? Non posso dirlo io ma di sicuro lo vediamo meno e credo che tanto abbiano fatto le norme di sicurezza individuale oltre al monitoraggio con i tamponi e lo screening. Sarà comunque una partita difficilissima tra influenza e coronavirus e saremo chiamati ad un impegno notevole. Sarà fondamentale la diagnosi differenziale immediata. Un discorso di sistema che la Regione Veneto sta già facendo. Stanno anche studiando l’anticipazione delle vaccinazioni influenzali. Ci stiamo attrezzando per fare diagnosi veloci. Ci manderanno a breve anche un estrattore dalla Regione. Ci sarà da fare".

E’ soddisfatto del suo mandato? "Io sono soddisfatto sì, ma sono anche per mantenere un profilo basso, hanno fatto delle valutazioni anche in conferenza dei sindaci per quanto riguarda l’implementazione dei servizi, investimenti, e devo dire che il coronavirus ha dato una mano nell'accelerare gli investimenti. Il grande problema che abbiamo affrontato, che poi è nazionale, ma ci ha colpito molto, è stata la carenza delle figure specialistiche. Ma i servizi non si sono mai interrotti e non abbiamo avuto cali di attività. Diciamo che mi sento soddisfatto".

Com’è stato lavorare in Polesine, che ricordo conserverà di questa terra? "Non ho avuto nessun problema. Io, anche per indole personale cerco di studiare subito le problematiche tecniche e gli aspetti importanti del territorio, mi sono ambientato rapidamente e il rapporto con i sindaci vecchi e nuovi è stato ottimo. Chiaro, c’è stata anche qualche critica ma tutto sommato è stato un confronto sempre molto chiaro e aperto. Ho lavorato bene anche sul piano umano, ho scoperto aspetti del territorio che non conoscevo. Credo che il Polesine abbia delle grandi potenzialità ma ci deve credere prima lui".

Cosa farà? Ha intenzione di mettersi a riposo o di continuare a lavorare? Magari un ritorno alla sua professione, magari nel privato? "Sono un anestesista un po’ arrugginito. Fino all’ultimo penserò solo al lavoro che sto facendo. Fino al 31 dicembre farò questo. Poi vediamo. Non ci ho ancora pensato".

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