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PALAZZO NODARI

Maxi causa per il Comune. E' record: i fatti risalgono a 50 anni fa

Amministrazione costretta ad accantonare nel fondo rischi e soccombenze ben 900mila euro

Maxi causa per il Comune. E' record: i fatti risalgono a 50 anni fa

Altissimo rischio soccombenza. E per quasi un milione di euro. Non sono rosee notizie per il Comune di Rovigo che si trova costretto ad accantonare la bellezza di 900mila euro nel “fondo soccombenze” per una causa che ha origine la bellezza di 53 anni fa. Sì, 53. Nessun errore. Mezzo secolo fa. E proprio ora che il Comune è sul punto di liberarsi di una spada di Damocle pendente sulle casse comunali con la risoluzione dell’annoso caso Piscine. Beh, certo, la cifra è molto più bassa in questo caso ma non per questo fa piacere a Palazzo Nodari essere costretto a mettere da parte 900mila euro in un momento nel quale, tra minori entrate e maggiori spese a causa del coronavirus non naviga certo nell’oro. Ma così è e i consiglieri comunali si sono sentiti dire che parte dell’avanzo d’amministrazione dello scorso anno andrà a finire in quel fondo per pagare, in caso di sconfitta (ipotesi che non sembra poi così remota), il risarcimento. Ma di cosa parliamo?

Il Comune di Rovigo si ritrova a giudizio, con la prima udienza civile svolta negli ultimi mesi dell’anno scorso, per un episodio risalente al 1967. E non si tratta di un caso di lungaggini burocratiche. Il procedimento, anzi, sta viaggiando con una certa celerità. E’ proprio un procedimento giudiziario appena nato. Risalente, però, a fatti del 1967, secondo la ricostruzione della donna che ha citato in giudizio civile palazzo Nodari.

E per quanto possa sembrare strano, la spiegazione, in realtà, è piuttosto semplice. Solo di recente, infatti, la donna avrebbe scoperto, secondo la prospettazione dei fatti che fa, col suo legale, che determinati problemi di salute che ha sarebbero derivanti da una trasfusione di sangue alla quale sarebbe stata sottoposta all’ospedale civile di Rovigo nel 1967. Lo avrebbe scoperto una cinquantina d’anni dopo i fatti. Con una diagnosi del 2014, seguita da una messa in mora e dal ricorso contro il Comune del 2017. E qui, chiaramente, la domanda sorge spontanea. Ma cosa c’entra il Comune con l’ospedale? C’entra eccome. Tanto che è costretto a costituirsi in giudizio. All’epoca, infatti, le Ulss, ossia le aziende sanitarie, neppure esistevano e gli ospedali dipendevano dai Comuni. I procedimento si è instaurato di fronte al Tribunale di Rovigo. Dopo la prima udienza del 24 ottobre, il 6 novembre sono stati nominati i consulenti che dovranno analizzare le carte e la vicenda, compreso quello di Palazzo Nodari. Si tratta, come sempre avviene in questi casi, di un processo civile molto complesso, riguardando questioni mediche. I tempi per la decisione non appaiono, quindi, brevi.

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