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coronavirus in polesine

Test sierologico? Vade retro. Pochissimi i polesani che hanno risposto presente

A oggi eseguiti solo 60 prelievi. Alberto Indani: “La gente ha paura della quarantena”

Test sierologico? Vade retro. Pochissimi i polesani che hanno risposto presente

Il virus non è ancora stato sconfitto. Lo dicono i numeri, in Italia così come in Veneto. Se è evidente, infatti, che il numero dei casi è bassissimo, i ricoveri diminuiscono e le terapie intensive si svuotano, è altrettanto evidente che la malattia che ha bloccato il mondo, non è sparita. Non ancora. Anche se ce lo auguriamo tutti. In Lombardia il numero di contagi è ancora alto. Nonostante questo le due iniziative del ministero della Salute si stanno rivelando un vero buco nell’acqua perché, numeri alla mano, non decollano nè i test sierologici, nè l'app Immuni. I numeri sono davvero bassi e ben lontani dalle previsioni. Ad oggi, sono stati eseguiti solo 50mila dei 150mila test previsti nel campione stilato dall'Istat, in rappresentanza di territori, fasce di età e professioni. Molti degli italiani ai quali la Croce rossa ha telefonato per chiedere collaborazione, rispondono no, grazie, non voglio fare il test sierologico. Così i risultati di questo studio non arriveranno in tempi brevi come previsto, ma addirittura verranno rilevati su un campione di persone inferiore al previsto. E Rovigo non si discosta dalla media.

“Su un campione stabilito dall’Istat che prevede che il test venga fatto a 508 polesani, ne abbiamo chiamati 400 (gli altri numeri ancora ci mancano quindi non possiamo contarli, aspettiamo che arrivino i contatti dall’Istat) e di questi solo 200 ha risposto al telefono - spiega Alberto Indani, presidente della Croce Rossa di Rovigo - Tra i 200 che non hanno mai risposto, nonostante avessimo anche mandato un messaggio per spiegare che era la Croce Rossa a chiamarli, e per quale motivo, c’è addirittura chi ci ha bloccati pur di non ricevere la chiamata. Dei 200 che hanno risposto, 120 parteciperanno. Sessanta test li abbiamo già fatti la scorsa settimana e non è risultato alcun positivo, neppure dal test sierologico sul prelievo di sangue. Ovvero non erano venuti in contatto con il virus e quindi non hanno neanche dovuto fare il tampone”.

“Contiamo di fare l’altra sessantina di prelievi entro questa settimana - continua Indani - Siamo nel trend nazionale come numero di risposte e test fatti, ci attestiamo intorno al 25% del campione. Le risposte più frequenti? Non voglio fare il test, non voglio andare in quarantena. Ma in quarantena ci si va non se il test è positivo. Ci vai se, oltre al test positivo, il tampone conferma che sei positivo in quel momento al virus. Ma nonostante questo la gente ha paura. In molti poi non ci hanno neanche lasciato spiegare. Dicono no per partito preso”.

Non va meglio, a livello nazionale, per “Immuni”. Molto meno del 10 per cento degli italiani sta usando la app. Perché sia uno strumento efficace, dovrebbe essere presente nel 60 per cento degli smartphone. In Germania, nazione che pure ha avuto molte meno vittime dell'Italia, un'analoga applicazione è stata scaricata da quasi 10 milioni di cittadini. Per chiudere il cerchio, va ricordato che, secondo un sondaggio, quasi un italiano su due direbbe no al vaccino per Covid-19 (se mai sarà scoperto). Eppure il coronavirus nel nostro Paese ha ucciso quasi 35mila persone. Molti non installano l'applicazione, anche in questo caso, perché non vogliono ritrovarsi bloccati a casa dalla famigerata notifica.

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