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Il caso

Sindaci che finiscono nel mirino

In Polesine quasi 10 casi in pochi anni. Sotto tiro Dall’Ara, Bergamin, D’Achille e Chiarioni

Sindaci che finiscono nel mirino

24/06/2020 - 21:06

 Sindaci e amministratori nel mirino. Da Ivan Dall’Ara a Massimo Bergamin a Daniele Chiarioni ad Aldo D’Achille, e poi altri consiglieri comunali e amministratori pubblici finiti sotto tiro a causa di loro scelte amministrative o delibere. A volte sono stati oggetto di assurde, ma comunque da non prendere sotto gamba, lettere minatorie. Altre volte insultati sui social dai soliti, e spesso codardi, leoni da tastiera. Insomma presi di mira a causa del loro servizio. casi che si verificano in tutta Italia. In Polesine di episodi del genere se ne sono verificati uno nel 2019, uno del 2018 e addirittura 5 nel 2017, nel periodo in cui il malessere e la rabbia legata alla politica migratoria hanno dato spesso il via alle più feroci e spesso stupide forme di attacco politico.

A raccogliere le intimidazioni rivolte ai politici è Avviso Pubblico, associazione nata nel 1996 con l’intento di collegare ed organizzare gli amministratori pubblici che si impegnano a promuovere la cultura della legalità nella politica. E ogni anno stila un report con tutti i casi di intimidazione rivolta ai politici.

Nel 2019 a finire sotto tiro è stato il sindaco di Ceregnano, e presidente della Provincia di Rovigo, Ivan Dall’Ara, oggetto di insulti e minacce sui social network in occasione della festa della Liberazione. Dall’Ara aveva pronunciato un discorso in cui tracciava un parallelo tra l’accoglienza agli immigrati e la mobilitazione internazionale della quale beneficiò il Polesine al tempo dell’alluvione del 1951. Apriti cielo i leoni da tastiera presero a insultarlo scendendo tutti i gradini della miseria umana.

Nel 2018 fuoco incrociato su Mssimo Bergamin allora sindaco di Rovigo, al centro di minacce per l’emergenza idrica che lasciò per diverse ore la città e altri Comuni senza acqua. Due cartelli con intimidazioni e offese vennero affissi sulla precedente casa del primo cittadino. Nell’aprile dello stesso anno minacce anche ad Aldo D’Achille, sindaco di San Bellino. Fantomatiche, e mai più risentite “Brigate popolari polesane antiangherie” fecero arrivare al primo cittadino una lettera minatoria dal contenuto molto chiaro: “Rimuovi quel velox, o te ne pentirai amaramente, ci saranno ritorsioni”. Evidentemente la scelta di installare un velox su una strada comunale non era piaciuta a qualche imbecille dalla penna facile.

Nel 2017 gli episodi furono addirittura cinque fra Rovigo, Occhiobello e Fiesso Umbertiano. Numero che proiettò il Polesine come una delle province dove gli amministratori pubblici erano più a rischio.

Il 29 marzo al centro del mirino ancora Massimo Bergamin, oggetto di un’aggressione da parte di un uomo che pretendeva un aiuto economico ed un posto di lavoro. Intervennero poi gli agenti della polizia municipale a riportare la calma, ma le minacce pronunciate furono pesanti: “Ti taglio il collo. Se non mi aiutate ve la farò pagare cara”. Sempre a Rovigo, poi, il 19 giugno, un uomo entrò nel salone d’onore del Comune mettendo sotto sopra tutta la stanza, e cospargendo di immondizia il corridoio e la sala di fronte all’ufficio del Sindaco. L’uomo risultò essere un trentenne senza fissa dimora che non aveva ottenuto la casa richiesta al Comune.

In gennaio minacce sui social anche al sindaco di Occhiobello Daniele Chiarioni, a causa dell’accoglienza di migranti sul territorio comunale. “Muori, sei un pezzo di m…., spero che ti mettano su una zattera e ti buttano nel Po”, queste alcune delle minacce.

In novembre, infine, sotto minaccia un consigliere comunale di Fiesso Umbertiano, che aveva pubblicamente chiesto di non perdere “il senso delle proporzioni”, a seguito della possibilità che Fiesso Umbertiano potesse ospitare sette richiedenti asilo in due abitazioni private. La presa di posizione gli costò insulti e minacce sui social network, cosa che spinse il consigliere comunale Giorgio Munerato a rassegnare le dimissioni.

Insomma fare il sindaco può davvero diventare pericoloso.

“Non passa settimana - spiega Roberto Montà, presidente di Avviso pubblico - che sul mio cellulare non arrivino due o tre notizie in cui un sindaco, un assessore o un consigliere comunale sia stato minacciato e intimidito. Auto incendiate, lettere minatorie, invio di proiettili, scritte sui muri delle città, uso di ordigni esplosivi contro abitazioni e strutture comunali, sino a giungere a vere e proprie aggressioni fisiche. A tutto questo si aggiungano le minacce di morte dirette e quelle alimentate dalla rabbia sociale che viene scatenata contro sindaci, assessori e consiglieri, dalla strumentale pubblicazione di fake news sui social network”.

“Da nove anni, Avviso Pubblico denuncia la crescente violenza fisica, psicologica e mediatica contro gli amministratori locali”.

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