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Aiutateci a trovare la ragazzina accolta a Rimini nel 1951

Quella bimba è la storia del Polesine

Scatta la mobilitazione per rintracciare la ragazzina sfollata nel dopo alluvione

Quella bimba è la storia del Polesine

La ricerca non si ferma. E’ scattata la mobilitazione per riuscire a rintracciare la bambina polesana che nel 1951 venne accolta da una famiglia riminese nel post alluvione che allagò il Polesine. L’appello è stato lanciato da Gianfranco Pacassoni, geometra riminese di 73 anni, che vorrebbe conoscere la ragazzina, o la sua famiglia, alla quale la sua famiglia aveva dato ospitalità a Casalecchio di Rimini. “Non ricordo il nome - ha detto, io avevo 4 anni, ma ricordo che veniva dal Polesine”. Sui social l’appello è stato rilanciato e sta rimbalzando ancora sul web e tra storici e ricercatori.

Di quella ragazzina Pacassoni conserva una foto, che ritrae la famiglia riminese e la piccola polesana, con vestitino bianco e in sella ad una bicicletta. Ed è questa immagine in bianco e nero, scattata dal fotografo di Rimini, il punto di partenza di una ricerca che dovrà andare a ritroso nel tempo.
L’appello è stato diffuso, con la speranza che qualche familiare possa riconoscere la bambina sfollata nel ‘51, o che magari sia lei stessa a vedere la fotografia con lei bimba vestito di bianco e con le mani strette sul manubrio della bicicletta. Perché quella bimba rappresenta un po’ la storia del Polesine, la sofferenza, la tragedia dell’alluvione, l’abbandono della propria terra. Quella ragazzina è anche la nostra storia

Nei giorni successivi la rotta del Po la bimba, come tante altre decine di migliaia di persone, dovette lasciare il Polesine e trovare accoglienza. Molti andarono in Romagna, come la piccola polesana. Altro particolare: ad organizzare quella macchina della solidarietà fu il Pci. Leonardo Raito, esponente politico polesano, sindaco di Polesella, e docente di storia spiega che “il destino della ragazzina fu comune a tantissime persone. A volte, mentre i genitori rimasero in Polesine per la ricostruzione, i figli piccoli furono accolti per alcuni mesi in altre località. I legami tra Polesine e Romagna, inoltre erano stretti, anche perché nel 1951 il segretario provinciale del Partito comunista a Rovigo fu Adamo Zanelli, di Forlì. In quell’anno il Pci fu in prima linea per la ricostruzione. Esprimeva il sindaco di Rovigo, Giancarlo Morelli, e il presidente della Provincia, Alfredo De Polzer. Ricordo anche che si creò una sorta di scontro istituzionale con la prefettura che voleva essere al centro della macchina dei soccorsi”.

Raito spiega che “gli sfollati dopo l’alluvione furono decine e decine di migliaia. Difficile un censimento completo”. Però Raito indica anche alcuni possibili strade di ricerca: “la prefettura di Rovigo tenne un registro con i nomi degli sfollati, probabilmente non tutti, ma molti. I colli di quegli archivi sono conservati all’Archivio di Stato. Anche la Cgil di Rovigo tenne documentazione dei soccorsi e potrebbe avere qualcosa nei suoi archivi”.
Luigi Contegiacomo, per anni direttore dell’Archivio di Stato ammette che “i registri degli sfollati ci sono, il problema è di questa ragazzina non si conosce il nome. Occorrerebbe provare ad incrociare i dati e a cercare se c’è traccia dei nomi della famiglia che aveva dato ospitalità”.

Rintracciare la piccola polesana, che magari non abita nemmeno in Polesine, quindi ha qualche spiraglio di possibilità. Riannodare i fili di una storia che parte da quasi 70 anni fa non sarà facile. Ma non è impossibile.

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