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Il politologo: “Gli esperti contano di più”

Paolo Graziano, professore di Scienza Politica, analizza il cambiamento post Covid. Exploit di Zaia, De Luca e Bonaccini: “I primi comunicatori nati, il terzo ha studiato”

Il politologo: “Gli esperti contano di più”

Paolo Graziano, professore di Scienza Politica all’Università di Padova

Lo choc iniziale dell’emergenza che ha paralizzato tutta Italia, le morti, i reparti di terapia intensiva, gli slogan “andrà tutto bene”, e gli hashtag #iorestoacasa hanno modificato, forse per sempre, la comunicazione, le scelte e la narrazione politica. L’ateneo di Scienze Politiche di Padova, ad esempio, ha già avviato una riflessione profonda sugli effetti della pandemia sulla politica.

Il professor Paolo Graziano, professore di Scienza Politiche nell’ateneo patavino e research associate all’Osservatorio sociale europeo (Ose) di Bruxelles sintetizza questo scossone epocale in tre punti essenziali: “La fine della comunicazione semplificata, il nuovo ruolo degli esperti in politica, e il riconoscimento del pluralismo della conoscenza”.

Professore Graziano, è già finita la “pax pandemica” nella politica in Italia o qualcosa è definitivamente cambiato nella comunicazione?

“In realtà io non avrei notato un grande cambiamento nella litigiosità tipica italiana. Pensiamo in Veneto a Zaia contro Crisanti o Crisanti contro Zaia. Ma anche fuori dal Veneto, a parte un mese e mezzo tra marzo e aprile, racchiuso in questo spirito di solidarietà e di bandiere italiane, si è tornati all’animosità di sempre. Forse in televisione, come ha notato Lilli Gruber di recente, la ‘pax’ si è consolidata, ma a giudicare dalla stampa siamo tornati ai personalismi, alle frecciatine, all’omissione dei contenuti”.

Un esempio?

“Per capire qualcosa sul Mes dobbiamo sforzarci di andare a consultare le carte sul sito dell’Unione europea. Il dibattito è tornato quello di sempre”.

E’ stata l’epoca dei governatori di Regione, che sono tornati alla ribalta nazionale. Con un exploit innegabile di Luca Zaia in Veneto, Stefano Bonaccini in Emilia Romagna e Vincenzo De Luca in Campania...

“Luca Zaia e Vincenzo De Luca sono grandi comunicatori, hanno una predisposizione naturale alla comunicazione. Bonaccini è diventato bravo, grazie ai suoi consulenti. L’immagine ovviamente non è tutta la comunicazione, ma è il punto di partenza. In un contesto di incertezza i governatori che hanno preso decisioni e hanno veicolato sicurezza ai cittadini, hanno funzionato. Diverso il caso lombardo, dove la cabina di comando è stata più debole. Non perché Fontana non abbia capacità comunicativa o perché non abbia capacità decisionale, ma perché la struttura lombarda è meno accentrata di quanto non lo sia in Veneto o in Emilia Romagna. Il che è una ricchezza, ma probabilmente in una situazione di emergenza ha creato confusione”.

Tutti parlano di un’elezione plebiscitaria per Zaia in Veneto. E’ tempo di andare a votare o non è corretto adesso?

“Settembre è un mese in cui sarà necessario andare a votare. Non farlo sarebbe snaturare la democrazia. Le elezioni di settembre sono un modo per tornare alle procedure democratiche standard. Altrimenti si dà corda ad una lettura complottista. Avrebbero a quel punto ragione coloro che sostengono che non si va a votare per un preciso disegno antidemocratico”.

Il mondo politico in sintesi com’è cambiato?

“Possiamo sintetizzare in tre punti: 1) il messaggio semplificato non ha funzionato perché davanti alla complessità (della pandemia) non era possibile semplificare eccessivamente. Non si può semplificare tutto. E i messaggi non si possono esaurire in un tweet. Ci vuole un’articolazione di pensiero; 2) gli esperti sono tornati ad essere ascoltati e utilizzati con una certa continuità, e ciò ha dunque concesso spazio alla conoscenza; 3) si è riconosciuta anche l’importanza del pluralismo scientifico; tuttavia, è anche emerso come la scienza ma non si possa sostituire alle scelte che rimangono della politica”.

L’intervista completa sulla Voce di Rovigo di oggi 30 giugno

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