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LA STORIA

Lavoro “protetto”, a 2 euro all’ora

La giovane sta cercando da anni, ai servizi dell’ulss le hanno proposto il contratto per due mesi

Lavoro “protetto”, a 2 euro all’ora

Due mesi in una cooperativa a impacchettare blister farmaceutici e garze, per due euro all’ora in part time. In totale fanno totale 500-600 euro circa per due mesi. E’ la proposta fatta dai servizi sociali dell’Ulss 5 a una giovane rodigina, che da anni aspetta di trovare posto grazie alle liste protette.

“E’ una questione di dignità - racconta la 24enne che ha anche finito un percorso di studi alle magistrali e chiameremo Anna - per due euro all’ora non mi alzo nemmeno dal letto”.

La sua storia di ricerca di lavoro, lei che a parte una disabilità fisica ha vissuto sempre al massimo delle sue capacità, è angosciante come lo è il mercato del lavoro oggi. Ma come non dovrebbe esserlo, soprattutto per chi parte con un deficit ed è inserito nelle liste protette. E invece anche qui la strada è lastricata di tirocini, promesse e - perché no - anche sfruttamento.

“Ho iniziato a lavorare nella cooperativa, alcuni mesi fa. E’ stato il titolare a dire voglio Anna facevo blister, pacchi per prodotti farmaceutici e garze. Sono iscritta in tutte le liste del Comune e della Provincia. Ma mi hanno chiamata solo quando due mesi fa il titolare della cooperativa ha proposto il mio nome”.

Continua Anna: “In provincia ero iscritta da diversi anni e non ho mai avuto alcuna offerta. Ho fatto un tirocinio, poi sei mesi e poi scaduti questi dai servizi sociali della Cittadella mi hanno proposto di continuare per altri due tre mesi a due euro all’ora. Finora io prendevo 5 euro all’0ra. Mi hanno detto che se guadagno 600-700 euro non ho più diritto alla cosiddetta accompagnatoria, ma io preferirei lavorare che avere il sussidio per la mia invalidità”. Anna chiede una vita normale. Va in motorino, ha imparato a convivere con la disabilità. Ma c’è l’apparato della pubblica amministrazione, che le ricorda sempre che non ce la può fare e il sistema che dovrebbe inserirli al lavoro, li penalizza.

“Cinque euro all’ora non è un granché, ma io avevo il mio stipendio avevo i miei soldi, non ho mai fatto problemi. La cooperativa per il periodo in cui siamo non ha la possibilità di assumermi, così la soluzione che si trova è mantenere sussidio e sottopagare un lavoro”.

Dopo le magistrali il percorso di Anna non è stato in discesa. “Grazie a mia zia e mio zio, che si sono spesi per me, ho fatto un corso, facevo fotocopie, scrivevo al computer. Sono entrata in questo progetto e mi hanno detto ‘se stai qui un po’ di tempo, vedrai che troviamo un lavoro’, ma sono ancora in attesa di un inserimento. Se il proprietario della cooperativa non si fosse fatto avanti sarei ancora qui ad aspettare”.

Nella situazione della 24enne, il cui mondo lavorativo è massacrato dalla stessa struttura che dovrebbe proteggerla ci sono tante altre persone. “C’è gente che magari pur di stare in compagnia accetta quei due euro all’ora. Durano tre quattro mesi poi sei punto e a capo. Ci sarebbe posto nelle librerie, nelle biblioteche, negli uffici. Inizialmente ti rassicurano, si rimpiono la bocca di tante parole. Io aspetto e mi impegno da cinque anni, senza risultati concreti”.

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