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LAVORO

"Serve una vera rete contro la piaga del lavoro nero"

Buste paga taroccate: la paga oraria varia dai 3 ai 5 euro. “Urge un incontro tra le parti”

"Serve una vera rete contro la piaga del lavoro nero"

Dai tre ai cinque euro all’ora, per il lavoro nei campi, a fronte di buste paga regolari ma con un numero di ore lavorate inferiore a quelle reali. E’ quanto avviene anche nel nostro Polesine: lo segnala la Flai-Cgil dopo che, sulla Voce, una ragazza rodigina ha raccontato la propria esperienza di lavoro nell’agricoltura, tra “giornate pagate in nero e colleghi che svenivano per la fatica”.

“Chi conosce il settore agricolo - dice il segretario generale del sindacato, Mauro Baldi - sa che quando si assume un lavoratore con regolare contratto di lavoro è sufficiente indicare attraverso l’Unilav il periodo di assunzione e quante giornate di lavoro sono previste. Pertanto, facendo un esempio, se il contratto inizierà il primo luglio e terminerà il 31 luglio, si possono trovare scritte giornate previste 10. Al termine del periodo lavorativo, la busta paga sarà quantificata con la paga oraria contrattuale per il numero di ore lavorate, ricordo che il contratto nazionale prevede 6 ore e mezza giornaliere per 6 giorni settimanali. Se nel mese si sono lavorati più giorni, il calcolo sarà determinato dalla paga oraria concordata verbalmente per le ore lavorate, facendo sempre un esempio, se sono stati concordati 5 euro all’ora si moltiplicheranno per il totale delle ore lavorate effettive. Da questo calcolo si toglierà il conteggio della busta paga e saranno pagati in ‘nero’”.

Un fenomeno che esiste, e di cui il sindacato ha avuto “varie segnalazioni” attraverso cui “siamo riusciti a vedere riconosciuto quanto non corrisposto contrattualmente” ai lavoratori. Baldi, però, guarda avanti e si chiede come reprimere alla radice il fenomeno. “Diventerà fondamentale - dice - attivare un tavolo territoriale di confronto periodico tra sindacato e rappresentanti del mondo imprenditoriale agricolo, che si dovrà rapportare necessariamente con la prefettura, tutte le istituzioni locali e gli organi di controllo, per coordinare un sistema condiviso di monitoraggio e di difesa dello stato di legalità. Al tempo stesso, la legge 199 sul caporalato dà disposizioni chiare in materia di contrasto al lavoro nero, allo sfruttamento del lavoro ed al riallineamento retributivo nel settore agricolo, perciò nel momento in cui il tavolo venisse istituito, assieme alle istituzioni locali, attraverso apposite convenzioni, si potrà aderire alla ‘Rete del lavoro agricolo di qualità’ e successivamente alla possibilità di recepimento legale di manodopera sul territorio, facendo incontrare domanda ed offerta attraverso gli enti preposti, ovvero i centri per l’impiego”.

Ma “tutto questo ad oggi non è stato fatto - dice Baldi - e non certo per colpa del sindacato che si è sempre reso disponibile a sedersi ad un tavolo ed affrontare con le controparti questa ‘piaga’ che affligge purtroppo anche il nostro territorio. Un percorso che potrebbe avere inizio a breve quanto s’incontreremo tutte le parti sociali agricole, sindacati e parti datoriali con l’intento di iniziare una trattativa che dovrà portare al nuovo contratto provinciale di lavoro agricolo, alla nascita dell’ente bilaterale provinciale e ad intraprendere finalmente un percorso comune atto a sconfiggere tali situazioni di illegalità”.

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