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NEGLI UFFICI

Vite in coda, “troppi disservizi”

Qualcuno rinuncia: “Ho 89 anni, chiedo a mio figlio”. C’è chi le considera “rispettose degli altri”

Vite in coda, “troppi disservizi”

Iginio, 89 anni, sale le scale appoggiato al bastone, aiutato dalla moglie, ma una volta arrivato all’ultimo scalino, i funzionari delle poste centrali di Corso del Popolo chiudono i battenti. Mancano 10 minuti alle 19 e c’è già una coda di gente in impaziente attesa dentro la sala che precede l’ingresso. Iginio a fatica ripercorre le scale a ritroso e si va a sedere sull’orlo di uno dei grandi vasi di Corso del Popolo, in attesa del prelievo dal suo conto corrente postale.

“Sono stato impiegato delle poste - racconta con orgoglio - e vengo sempre a fare i prelievi, ma lei capisce che se devo stare in piedi alla mia età non è conveniente, allora domando a mio figlio un favore”.

Le vite in attesa a cui ci ha costretto il Covid-19 sono sempre più faticose da sostenere. Abbiamo ripreso i nostri ritmi quasi normali e la banca su appuntamento, la fila davanti all’istituto di credito, al tabacchi, davanti al tribunale e dal fruttivendolo o in farmacia sono sempre più fastidiose. Sotto il sole cocente, è una tortura. E si ha sempre meno pazienza.

Natalino, è stufo dei disservizi: “Oramai le file sono solo in Posta, anche perché negli uffici pubblici è tutto chiuso, una disperazione. Devi fare con i numeri verdi e nessun operatore che ti segue. Sono un cliente in Posta e non ho nemmeno la lista preferenziale, sono venuto alle 18, avevo 30 persone davanti, un’ora e più per essere assistito, questo non è un servizio, ma un disservizio, potrebbero aumentare gli sportelli”.

Ma non ci sono solo le poste. “L’altro giorno dovevo parlare con l’azienda per un servizio acqua. E’ stato un calvario”.

Un giovane alle poste ha scaricato l’applicazione Poste italiane come consigliato dall’azienda, ma arrivato puntuale alle 18,52 attende comunque nella sala. “In genere funziona, però, sono soddisfatto del servizio”.

Meno soddisfatta Rossella, sessantenne: “Le code pesano sì, in genere al supermercato non ne facciamo più. Ma questa fila di pomeriggio alle poste centrali non me l’aspettavo proprio”.

Davanti alla farmacia Beatrice aspetta il suo turno e non si lamenta. “Devo dire che non vado per uffici, quindi sono fortunata, non faccio tante code. Ma la trovo una forma di rispetto gli uni per gli altri, una cosa importante secondo me, imparare a stare in attesa”.

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