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SANITA’

“Il silver welfare è il futuro”

“L’Italia è seconda in longevità nel mondo, prima in Europa. Anziani da proteggere”

“Il silver welfare è il futuro”

Stefano Mazzucato, ad della casa di Cura Madonna della Salute di Porto Viro

“L’Italia è seconda in longevità nel mondo, prima in Europa. Anziani da proteggere”

“Senza anziani non c’è futuro”. La frase di Stefano Mazzucato, amministratore delegato della casa di Cura Madonna della Salute di Porto Viro, è rivoluzionaria sembra una contraddizione in termini, invece va dritta al cuore della grande sfida che la sanità italiana e locale da anni sta affrontando. Ancora di più alla luce dell’emergenza per il Coronavirus.

“Il numero di anziani per i prossimi decenni andrà ad aumentare - va a fondo nel suo ragionamento Mazzucato - Siamo nella misura delle 180mila persone all’anno in Italia un numero significativo. L’allungamento della vita media va verso gli 82-83 anni di media e l’Italia è il secondo paese più longevo nel mondo dopo il Giappone e il primo in Europa. Questo significa che le persone anziane possono dare un contributo in termini di protezione sociale, ma anche in termini di economia, se sono in buone condizioni di salute, la Silver economy, che gira intorno alla terza età, ne beneficerà visto che in genere hanno una buona disponibilità di reddito. Può essere un volano per l’economia, diretto e indiretto”.

La casa di Cura Madonna della Salute è un presidio fondamentale nel Basso Polesine. Come avete reagito allo choc dell’epidemia?

“Noi abbiamo aderito alle disposizioni della Regione Veneto, visto che siamo una struttura privata accreditata al sistema sanitario e ci siamo attenuti ai protocolli. La nostra zona non è stata fortunatamente colpita in modo particolare, ma i nostri pazienti e utenti hanno seguito tutti i protocolli necessari. E’ stato un periodo molto difficile dal punto di vista emotivo. La popolazione che si presentava da noi soprattutto nei primi momenti in cui non c’era chiarezza, erano molto preoccupati e in alcuni casi si è reagito in modo scomposto”.

In seguito a questa emergenza avete pensato di fare investimenti, anche nell’ottica del futuro, di implementare alcuni settori?

“Noi prima che scoppiasse la pandemia avevamo intenzione di costruire un ospedale nuovo, che corrispondesse sempre di più agli standard, progetto che ribadiamo di voler portare avanti, iniziando i lavori a fine anno. Ovviamente abbiamo subito qualche ritardo per tutto quello che è successo”.

Anziani, fasce deboli, emergenze sanitarie che tagliano le gambe. Come si possono trovare finanze per questi investimenti? Il Mes può avere la sua funzione?

“Il Mes a mio parere è una grande opportunità. Sarebbero circa 36 miliardi che dovrebbero arrivare alle casse italiane. Al Veneto arriverebbero 3 miliardi e questo sarebbe un’ottima chance di risorse per Italia e Veneto e per migliorare l’approccio nella sanità italiana. Oltre infatti alle finanze in sé, si potrebbe creare un meccanismo di coesione sociale tra i vari enti, e livello regionale e nazionale per capire come spendere questi soldi. Sarebbe un buon esempio di coesione sociale”

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