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“Mi hanno trattata come un untore”

“Spiattellati i miei dati davanti alla gente, altro che privacy. E non hanno voluto cambiare strumento”

“Mi hanno trattata come un untore”

Il termometro non sempre è un buon.... termometro della situazione che dovrebbe evidenziare. L’ha provato a sue spese la 33enne polesana che ieri mattina si è recata all’ufficio Inps di Rovigo per un appuntamento relativo alla dichiarazione dei redditi. “Sono stata trattata come un untore - lamenta - senza alcun rispetto per la mia privacy. Mi hanno fatto piangere”.

Una mattinata che si è trasformata in odissea, e che potrebbe diventare paradigma per gli inconvenienti legati alla normativa anticoronavirus. Quel che è successo all’Inps, quindi, potrebbe capitare a chiunque in uno dei tanti posti dove misurano la temperatura puntando il termometro sulla fronte.

“Mi sono presentata alla sede Inps - racconta la polesana - all’orario concordato. Da giorni chiedevo un appuntamento per risolvere alcune questioni legate alla dichiarazione dei redditi. Prima di entrare un addetto mi ha preso la temperatura puntando un termometro sulla fronte. E mi ha subito detto che c’era un problema e che dovevo attendere. Poco dopo è tornato e mi ha nuovamente misurato la febbre: 38 gradi. Io sono rimasta stupita perché qualche ora prima avevo accompagnato mio figlio al campo estivo e ad anche là avevano misurato la temperatura, ed era risultato che avevo poco più di 36 gradi. Ho anche spiegato che quei valori erano probabilmente legati al fatto che avevo camminato per oltre un chilometro sotto il sole, e che forse il termometro non funzionava bene. Già un’altra volta, al Pronto soccorso, quel tipo di rilevazione aveva dato esito di 38 gradi, ma ad una seconda verifica, con uno strumento più accurato, era risultato che avevo poco più di 36”.

Nonostante queste spiegazioni la 33enne si è sentita dire che in quelle condizioni non poteva accedere ai servizi Inps e che doveva allontanarsi dagli altri clienti: “Hanno detto queste cose davanti a tutti - tuona la donna - tutti hanno sentito, e infatti si sono allontanati come se fossi una appestata. Gli addetti Inps hanno affermato che ero malata e che la legge imponeva questo trattamento. Certe cose, però, dovevano dirle in separata sede, non davanti alle altre persone”. Poi su insistenza della donna gli addetti dell’ufficio hanno provato il termometro su un altro cliente, “è risultato che aveva 33 gradi di temperatura? Possibile? E’ la dimostrazione che il termometro non funzionava bene”. Ma anche questo non ha cambiato la situazione, “hanno sostenuto che non avevano altri strumenti e che dovevano basarsi su quello. Poi mi hanno addirittura suggerito di entrare in chiesa per ‘prendere un po’ di fresco’ e far scendere la temperatura. Insomma trattata come un’ammalata, ma io sapevo di non esserlo. Poi hanno chiesto di prendere un nuovo appuntamento, ma avevo scadenze da rispettare. Alla fine una responsabile dell’ufficio si è accorta che qualcosa non stava andando bene così hanno affrontato la mia pratica e, pur con tante difficoltà, l’abbiamo risolta”.

E infine: “Appena rientrata a casa - aggiunge la 33enne - ho infilato un termometro sotto l’ascella. Il responso è stato di meno di 36 gradi e mezzo. Come avevo sostenuto non avevo febbre. Ecco allora che occorre fare molta attenzione con le rilevazioni di termometri non perfettamente funzionanti. Come me possono incorrere in questi inconvenienti altre persone. Ed è davvero spiacevole, soprattutto se si viene trattati come ammalati, o peggio, come un untore”.

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