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I NUMERI

La linea verde è sempre più sbiadita

Solo in sei Comuni i giovani sono aumentati. Svetta Pontecchio (più 12%), poi Salara e Occhiobello

La linea verde è sempre più sbiadita

Crescono i pensionati e diminuiscono occupati e giovani. Il Polesine è la provincia più “vecchia” del Veneto, e lo si sapeva, ed ecco che arriva l’ennesima conferma con il dato relativo ai cittadini minorenni, calati, nell’arco di 8 anni del 6%. Una regressione marcata anche se non quella più significativa del Veneto. Il Polesine partiva, però, da un dato di partenza di età media già elevato. Dimostrato anche dall’analisi della Cgia di Mestre di ieri che ha evidenziato come in provincia di Rovigo i pensionati (103mila) siano più degli occupati (98mila), mentre nel resto della regione avviene il contrario.

Tornando al numero dei minorenni polesani analizzando i numeri di Open polis emerge che in provincia di Rovigo il calo, tra il 2019 e il 2012 è stato del 5,99%, la media del Veneto parla di una caduta del 4%, quella nazionale del 3,20%.

Entrando nel dettaglio dei dati relativi al Polesine emerge che solo sei Comuni, dal 2012 al 2019 hanno visto crescere il numero dei residenti minorenni. Si tratta di paesi, dove evidentemente ci sono stati maggiori insediamenti, in proporzione, di nuove famiglie giovani.

In cima alla graduatoria c’è Pontecchio con un più 12,47% (da 361 minorenni a 406). Gli altri Comuni col segno positivo sono Salara (più 10,9% da 146 a 162), Occhiobello (più 9,8% da 1748 a 1903), Castelguglielmo (più 8% da 198 a 214), Castelnovo Bariano (più 3,5% da 394 a 408), e San Bellino (più 2% da 147 a 150). pari e patta per Bergantino che ha confermato i suoi 352 under 18.

Gli altri Comuni polesani, invece, hanno una linea verde sempre più sbiadita. A Rovigo il calo è stato dello 0,9% (da 6.852 minorenni a 6.788). Ad Adria flessione del 6,4% (da 2.681 a 2.508). Porto Viro registra un calo del 7,6% (da 1.957 a 1.808). Lendinara si attesta sul meno 7,2% (da 1.756 a 1.628). Badia è sul meno 9,6% (da 1.585 a 1.432). Porto Tolle è a meno 7,7% (da 1.235 a 1.139); Rosolina meno meno 9,6% (da 957 a 865) e Castelmassa meno 1,6% (da 591 a 581). Insomma una retrocessione generale con flessioni molto più marcate in paesi come Papozze: meno 20% (da 165 a 131), Calto (meno 19,5% da 108 a 87), Trecenta (meno 18,4% da 379 a 309). Sensibili anche i cali di Crespino (meno 16% da 260 a 218), Ariano Polesine ( meno 14% da 548 a 470) e Polesella (meno 13% da 605 a 524).

Le altre province venete sono tutte in regressione, Belluno conta addirittura un meno 9,9%. Vicenza meno 7,15; Treviso meno 4,36; Venezia meno 3,22; Padova meno 2,97 e Verona meno 0,73. Tutto il Veneto quindi deve fare i conti con una diminuzione della popolazione di minorenni, linfa vitale per il futuro. Le fila delle nuove generazioni quindi si assottigliano costantemente.

Allargando lo sguardo a livello nazionale salta agli occhi che il numero di residenti 0-17 in Italia si è ampiamente ridotto negli anni. Un fenomeno negativo per la vitalità del paese e che colpisce ancora di più i territori del sud e le aree interne. L’Italia è il paese europeo con l’età mediana più alta, pari a 46,7 anni nel 2019 secondo i dati Eurostat. Un dato che trova spiegazione anche nel calo demografico, che nel corso del tempo ha colpito il nostro paese causando una grave riduzione del numero di bambini e ragazzi tra 0 e 17 anni. I numeri dicono che ci sono 318.638 minori in meno dal 2012 al 2019 in Italia. Una variazione del -3,19%. La riduzione della popolazione minorile è un fenomeno strettamente legato alle condizioni di vita, alle opportunità economiche e sociali, ai servizi accessibili in un determinato territorio. Fattori che, in particolare in Italia, variano ampiamente tra regioni, province e comuni diversi.

I minori sono aumentati solo in due regioni. I minori sono aumentati più dell’1% solo nel Lazio e in Emilia Romagna. La situazione migliora nel centro-nord del paese, ma comunque in modo limitato. Regioni come il Veneto (-4%) e la Valle d’Aosta (-5%) presentano riduzioni significative, oltre la media, mentre altre come Lombardia e Toscana registrano aumenti, ma inferiori al +1%. Variazioni ridotte, che indicano la stabilità del numero di residenti 0-17, più che una vera e propria crescita. E ancora: sono solo 12 le province dove la popolazione minorile è cresciuta nel corso degli anni. Oltre a quella di Roma e Bolzano, le altre si dividono tra Emilia Romagna, Toscana e Lombardia. Al primo posto la provincia di Parma (+7,57%), seguita da Milano (+6,68%), Prato (+6,33%), Roma (+6,09%) e Bologna (+4,76%).

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