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LA PROTESTA

La testimonianza shock: “Papà malato, io lasciata fuori sotto il sole, nel parcheggio”

“Mi hanno chiamato con urgenza dal lavoro: sono corsa, ma ho dovuto aspettare fuori”

La testimonianza shock: “Papà malato, io lasciata fuori sotto il sole, nel parcheggio”

Fuori, sul piazzale dell’ospedale, sotto il sole, per ore, con l’ansia di non sapere cosa sta succedendo al padre anziano, che avrebbe dovuto essere operato in mattinata ma che si è visto rinviare l’intervento a causa di uno scompenso cardiaco. “Mi hanno chiamato in fretta e furia mentre ero al lavoro dicendomi di venire subito in pronto soccorso, perché papà aveva bisogno di esami di approfondimento. Sono venuta via di corsa, ma una volta qui mi hanno detto che non potevo entrare nella struttura, ma dovevo restare fuori in attesa di comunicazioni”. E’ il drammatico racconto di una donna rodigina, il cui padre ieri era stato ricoverato per un’operazione programmata, che poi non si è fatta.

Comprensibile l’ansia della donna, che per ore e ore non ha avuto modo di mettersi in contatto con il padre all’interno dell’ospedale, e che ha dovuto aspettare notizie stando da sola sotto al sole, nel grande piazzale davanti al pronto soccorso.

“Questa mattina - racconta la donna - papà, che ha 83 anni, doveva subire un intervento chirurgico. Invece poi ha avuto un attacco di tachicardia, problema che non aveva mai manifestato. Sarà stata la tensione per l’operazione. In ogni caso, si è deciso di sospendere l’intervento e di trasferirlo al pronto soccorso per fare degli accertamenti su questo scompenso cardiaco. A questo punto mi hanno telefonato, e io sono corsa qui”. Salvo poi scoprire di non poter entrare, a causa delle disposizioni vigenti per fronteggiare l’effetto coronavirus. “Mi sono informata - dice la donna - il personale dell’ospedale non fa altro che applicare il protocollo previsto, e non c’è nulla da fare. La colpa non è loro, ma penso che questo sistema sia sbagliato. Non si può lasciare un anziano completamente da solo davanti a tutto questo, così come non si possono lasciare le famiglie in ansia. Il mio papà non ha nemmeno il cellulare con sé, e per tutta la mattinata non sono riuscita a mettermi in contatto con lui né a sapere come stava e cosa gli stava accadendo”.

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commenti 1
  • Libero pensatore

    18 Luglio 2020 - 21:09

    Purtroppo noi familiari potremmo essere asintomatici e contagiare gli utenti ricoverati che sono sottoposti a screening con tampone. L'assenza dei familiari è inoltre un problema aggiuntivo soprattutto per i medici del pronto soccorso dove gli utenti spesso anziani girano in barella per le varie diagnostiche e non possono chiaramente essere guardati a vista dal personale che cerca di fronteggiare tutti gli accessi con una minore sicurezza per i pazienti. Senza contare che da sempre i familiari rappresentano un valido aiuto per i medici nel ricostruire i segni e i sintomi, la storia clinica e i medicinali assunti, le allergie e quant'altro. Senza contare la difficoltà emotiva del personale sanitario di dover comunicare purtroppo le prognosi infauste per telefono senza poter nemmeno guardare negli occhi i familiari. I medici e gli infermieri sono anch'essi spesso familiari di ammalati. Però si deve ridurre il rischio di creare focolai intraospedalieri

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