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LA POLEMICA

“Cara viceministro, dimettiti tu!”

Il sottosegretario all’Economia Castelli invita a cambiare attività. I ristoratori di Rovigo: “Noi stiamo facendo salti mortali”

“Cara viceministro, dimettiti tu!”

Un concetto, quello della “dura legge del mercato”, che in generale non fa una piega. Lo ha tirato fuori dal cilindro il viceministro all’Economia e Finanza Laura Castelli (M5S) che al Tg2 ha dichiarato: “Se i clienti non vanno più nei ristoranti, aiutiamo gli imprenditori a cambiare attività”. La frase ha scatenato il putiferio in tutta Italia e tra i ristoratori e la sua eco è arrivata anche a Rovigo, dove tra distanziamenti, paura, crisi che prosciuga sempre di più le tasche dei consumatori, i ristoratori fanno uno slalom quotidiano. “Io sono ristoratore da una vita - premette Daniele Rossi, titolare del Prosciuttiamo, che dopo il lockdown non sapeva nemmeno se riaprire - Il discorso è condivisibile in generale ma la frase detta in questo momento in cui anche i migliori locali rischiano di chiudere, è stata quantomeno infelice. E’ vero che in tanti si improvvisano, ma non è questo il momento di fare un’analisi del genere. Le perdite ci sono stete, ora c’è un po’ di ripresa, ma si fa fatica”.

Daniele - dovesse servire alla Castelli tornare indietro sui suoi passi - ha i suoi ingredienti per mantenersi in piedi: “Qualità buona, prezzi giusti, non prendere in giro il cliente. Educazione e rispetto verso il cliente sono le basi fondamentali”.

E tanta, tanta energia. Nino e Stefano Bonvento, titolari dell’Osteria ai Bonfi e della Boutique, lavorano 15 ore al giorno. “Alcuni dipendenti sono andati via perché non riuscivamo a garantire il lavoro, abbiamo dovuto tenere chiuso il locale in via Nino Bedendo perché le normative sono troppo restrittive per un locale come L’Osteria ai Bonfi, ma ci siamo rimboccati le maniche in corso del Popolo. Siamo sempre legati al bel tempo. Sono molto schifato dalle cose che dicono. Questa è gente che non ha mai lavorato e si permette di criticare. Io e Stefano lavoriamo da anni a Rovigo il nostro è un lavoro di sacrificio. A metà settimana abbiamo fatto l’orario che fa uno in ufficio. E lo stato che fa? Non ci aiuta nemmeno con le utenze, con gli affitti. Psicologicamente siamo devastati. Un ministro dell’economia che dice queste cose è un insulto alla gente che lavora”.

E aggiunge: “Perché non si dimette lei? I commercialisti avevano chiesto di spostare i pagamenti a settembre e invece no, stamattina ho dovuto pagare le tasse. Hanno dato un finanziamento a tasso zero? Macché mi sono indebitato per niente, per pagare le utenze, lavorare a personale ridotto perché non ce lo possiamo permettere”.

Più pragmatico Remigio “Tristano” Lucchin, storico titolare del ristorante “Le Betulle” di viale Regina Margherita: “In un contesto di concorrenza, è normale che chi non riesce a stare in piedi chiude. In un periodo che non fosse il Covid era un concetto più che naturale se un’azienda non va bene cambia e fa un altro mestiere. E’ la legge del mercato”.

Già, ma non siamo in un periodo storico “normale”. E la rabbia dei ristoratori locali è sintetizzata da Roberto Postiglione, titolare dell’omonimo ristorante, tra la tangenziale di Rovigo e l’Adigetto. “Caro viceministro, cambi lei mestiere. Noi la paghiamo e non si rende nemmeno conto che esiste un dopo Covid? Al momento io sto lavorando al 50% del mio fatturato, la cosa che mi salva è la clientela di qualità, ma il lavoro, l’affluenza è al 50%. Il bar ha aumentato il fatturato, invece.

Ha aperto da un anno, ha cambiato format dopo il Covid, ed è un esempio di imprenditorialità coraggiosa, Nicola Belloni, titolare de “La Tappa”: “Se quella è l’affermazione di un politico che dovrebbe aiutare chi investe, aiuta l’economia con il turismo, è sempre disponibile a tutte le ore del giorno e della notte, be’, quel politico dovrebbe cambiare mestiere. Mille ristoratori che perdono il lavoro sono come mille dipendenti di una grande azienda. Si dovrebbe dimettere lei”.

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