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Stagione di prosa

Le bestie umane sul palco al Censer

Angela Finocchiaro e Daniele Trambusti portano in scena la graffiante ironia di Stefano Benni

Le bestie umane sul palco al Censer

26/07/2020 - 18:18

Le bestie umane sul palco del Censer per far rivivere la magia del teatro dopo il lockdown. Sabato scorso nell’arena spettacoli allestita nel piazzale del Censer di Rovigo, in viale Porta Adige, si è svolto il primo spettacolo dei due recuperati per la stagione di prosa del teatro Sociale e annullati nei mesi scorsi a causa dell’emergenza sanitaria. Sul palco realizzato davanti all’ingresso della sala Bisaglia del Censer si sono esibiti Angela Finocchiaro e Daniele Trambusti, protagonisti di “Bestia che sei”, un reading scritto da Stefano Benni, una serie di dialoghi che mettono alla berlina miserie e contraddizioni umane. Uno spettacolo, a dire il vero piuttosto statico, che viaggia sul filo della ficcante ironia di Benni e tenuto in piedi dalla bravura dei due attori. C’è la coppia in cui marito e moglie contano e si rinfacciano i tradimenti. C’è il padrone del cane che prova a fare di tutto per liberarsi dell’amico-nemico a quattro zampe. C’è la famigliola in vacanza, costretta a peripezie degne del miglior Fantozzi. E poi racconti di personaggi-animali dove ironia e cinismo tratteggiano i tanti vizi e le poche virtù degli uomini.

“Bestia che sei” descrive la vita, le speranze e la frustrazioni della vita moderna. Una rappresentazione con una scarna regia, i due attori leggono e interpretano i vari personaggi non staccandosi quasi mai dal leggio. Bravissima la Finocchiaro, abile nello sfruttare sfumature e passaggi degli affreschi “benniani”, esplorando tutti i registri della voce, e accompagnandola con piccoli ma efficaci movimenti (la mano che ciondola, il braccio che svaria). Più impostato Trambusti, ma incisivo nel dosare ritmo e intonazione nei suoi personaggi. Un campionario tragicomico dove il grottesco si mescola al surreale, e dove le assurdità delle bestie umane, o degli uomini bestiali, strappano ripetuti sorrisi. Sono risate che trasudano ironia, sarcasmo, l’amara constatazione che l’uomo spesso è dominato dagli istinti come e più degli stessi animali.

E’ stata la prima rappresentazione di attori professionisti, a Rovigo, dopo il lockdown, e la stessa Finocchiaro, nel salutare il pubblico, ha sottolineato come “con tutte le restrizioni che ci sono vedere così tanto pubblico è davvero importante. E un grosso grazie va rivolto a chi ha deciso di organizzare spettacoli teatrali nelle condizioni che tutti vediamo”. In effetti il teatro ai tempi delle restrizioni significa fare la fila prima dell’ingresso per l’autocertificazione e per farsi misurare la febbre (cosa che ha provocato una trentina di minuti di ritardo sull’ora d’inizio), significa tenere la mascherina sul volto, allestire una platea con molte più sedie di quelle destinate ad ospitare gli spettatori per assicurare il distanziamento. Significa cercare spazi ampi per garantire distanze e sicurezza. Significa proporre spettacoli con pochi attori per mantenere comunque viva la magia del palcoscenico. Il pubblico ha risposto bene, e sabato prossimo si replica con “Ma tu sei felice?” con Claudio Bisio e Gigio Alberti.

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