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Strage di Bologna

“Quel giorno per noi finì il mondo”

I fratelli di Maria Angela Marangon: “Ci si presentò davanti l’inferno. Fu fra i primi corpi recuperati dai soccorritori”

“Quel giorno per noi finì il mondo”

“Quel giorno è finito il mondo”. Sono passati 40 anni da quel tragico 2 agosto 1980, ma lo sguardo di Maria Angela Marangon è ancora vivo nel ricordo dei suoi familiari e dei suoi fratelli. Ci sarà anche Luigino, il fratello più giovane, ora 58enne, alla commemorazione di oggi in Comune a Bologna. Luigina, invece, la sorella maggiore, sarà alla messa in suffragio di Rosolina. Per lei tornare nel capoluogo emiliano è sempre un dolore.

Maria Angela Marangon, di Rosolina, è una delle 85 vite spezzare dalla bomba esplosa alla stazione di Bologna nel 1980, un attentato di matrice neofascista ma con ancora molti aspetti da chiarire. Allora aveva 22 anni e stava per tornare al suo paese dopo aver svolto il suo compito di baby sitter. Per ricordarla, oggi, anche il Comune di Rosolina, col sindaco Franco Vitale, sarà a Bologna.

Il ricordo di quel giorno è un misto di commozione e rabbia; mescola l’ineluttabilità del destino con gli spettri del più devastante attentato della storia repubblicana. E’ la sorella di Mariangela, Luigina, a riavvolgere il nastro di un racconto che non tutti conoscono nel dettaglio: “Quel 2 agosto stavamo aspettando il ritorno a casa di Maria Angela. Ricordo che rientrai a casa e vidi in tv che a Bologna c’era stata un’esplosione. Alla stazione doveva esserci anche mia sorella, doveva rientrare, in treno, dopo il lavoro”. “Io - dice il fratello minore Luigino - lavoravo come stagionale sulla spiaggia. Mi avvertirono dicendo che era scoppiata una caldaia, solo dopo si parlò di bomba”. Fu l’inizio di un’angoscia che non se ne sarebbe più andata.

Io e mio marito - continua Luigina - partimmo subito in auto. Arrivammo alla stazione di Bologna e ci si presentò davanti l’inferno. Sembrava una guerra, fumava tutto, macerie, viavai di polizia e ambulanze. Riuscimmo ad avvicinarci all’entrata devastata. Ci chiesero chi cercavamo. Pronunciai il nome di mia sorella. Un poliziotto ci disse che il suo corpo era fra i primi ad essere stato recuperato”. Aggiunse che i familiari potevano considerarsi ‘fortunati’ perché il cadavere di Maria Angela era uno dei pochi ritrovati integri, non straziato dalla furia di un’esplosione senza precedenti. Può sembrare grottesco, irriverente, offensivo, ma disse proprio così, a dimostrazione dell’immane tragedia che si era appena consumata, e del groviglio di macerie e brandelli umani che i soccorritori si erano trovati ad affrontare.

Quel giorno - continua Luigina - fu devastante. Un dolore indescrivibile, per giorni fummo annichiliti. Mio marito ebbe la prontezza di rifiutarsi di riconoscere il corpo, se l’avesse fatto mio padre non avrebbe potuto rivedere la sua Maria Angela. Tornammo a Rosolina, mio papà era alla stazione, aspettava che Mariangela arrivasse, non sapeva ancora che il destino si era messo di traverso. Qualche ora dopo dovette riconoscere il corpo di mia sorella”. Luigina ricostruì anche gli ultimi minuti di vita della 22enne: “Doveva partire, per rientrare a Rosolina, con il treno delle 13, ma temendo confusione per le partenze di agosto pensò di anticipare alla mattina. La sua datrice di lavorò l’accompagnò in stazione in auto. Mi disse che dopo aver lasciato Mariangela davanti all’entrata della stazione fece manovra per tornare indietro, poi vide la stazione saltare per aria”. Maria Angela Marangon appena entrata nell’ingresso della stazione fu investita dallo spostamento d’aria provocato dall’esplosione della bomba collocata da menti e mani criminali nella sala d’attesa. “Venne sbalzata via e cadde a terra sbattendo la testa. La sua vita si fermò in quell’istante. Il suo corpo fu uno dei primi ad essere recuperato dai soccorsi. La vita della nostra famiglia si fermò in quel momento, e per anni il mondo era finito quel 2 agosto 1980”.

Luigina e Luigino ricordano Maria Angela come “una ragazza dolcissima e intelligente, incapace di stare con le mani in mano. Aveva trovato lavoro grazie ad un annuncio sul giornale. Doveva scegliere tra Bologna e Venezia, scartò Venezia per evitare di prendere il vaporetto. Si sono portati via la sua vita e il suo sorriso, adesso avrebbe 62 anni, e un sacco di cose da ricordare”. Invece di Mariangela non resta che qualche foto sbiadita, il suo sorriso dolce, gli occhi guizzanti, il suo ricordo.

Luigino oggi sarà a Bologna per ricordare: “Non sarà come gli altri anni, il Covid ha escluso manifestazioni di massa. Saremo prima in Comune, poi con un bus ci si porterà alla stazione per un momento commemorativo. La mia famiglia ha aderito da subito all’associazione dei familiari. Chiediamo verità completa, ancora non si conoscono i nomi dei veri mandanti, i motivi di quell’orribile attentato. L’Italia sarà un vero Stato quando giustizia e verità saranno complete”. Il sindaco Franco Vitale era amico di Maria Angela: “Certo, conoscevo e conosco la sua famiglia. Quel giorno la nostra comunità perse uno dei suoi fiori migliori”.

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