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“Evitare che la crisi diventi sociale”

I sindacati preoccupati: “Molte aziende e posti di lavoro in pericolo, sarà un autunno molto duro”

Sindacati: “Evitare che la crisi diventi sociale”

ROVIGO - Aziende a rischio chiusura, economia che stenta a ripartire e tanti lavoratori col rischio di non aver più, nel giro di qualche settimana, un posto di lavoro. Il panorama economico ed occupazionale del Polesine, del Veneto e dell’Italia in generale, suscita ancora inquietudini e interrogativi. Rilanciato anche dai dati che ribadiscono che la situazione economico e finanziaria dei polesani non è tra le più incoraggianti.

Preoccupazioni e difficoltà sottolineate anche dai sindacati.

Piero Colombo, segretario polesano della Cgil sottolinea che “la condizione anche in Polesine desta preoccupazione. Alla metà di luglio erano circa 1.500 i posti di lavori in meno rispetto all’anno precedente, con una flessione del 24,30% tra contratti terminati e quelli attivati. Rimangono in difficoltà i settori del turismo, piccolo commercio e servizi e la ristorazione dove la percentuale di contratti scaduti e non rinnovati o mancate assunzioni di stagionali si avvicina al 50% rispetto all’anno precedente, e in molti casi si sta ancora usufruendo degli ammortizzatori sociali”.

Per Colombo “sembra reggere il settore primario. Nell’industria la situazione nell’ambito chimico e farmaceutico ed agroalimentare mantiene livelli produttivi più che accettabili. Anche la logistica ha tenuto. Qualche problema in più s’intravede nell’ambito metalmeccanico, settore importante per il nostro territorio, con molte aziende dove la ripresa è stata parziale. Mediamente circa il 20/30 % di addetti usufruisce degli ammortizzatori sociali. In maggior difficoltà sono quelle imprese che lavorano in ‘filiera’ con i mercati esteri, ed ancor di più chi opera nell’ambito dell’automotive dove la riduzione supera il 20/30%”.

Ma la questione ancor più preoccupante è rappresentata dall’incertezza che moltissime aziende intravedono nella domanda dei mercati per l’ultimo trimestre dell’anno, “che può mettere a rischio una percentuale rilevante dell’occupazione locale”. Per la Cgil è urgente “partire anche dall’utilizzo delle risorse che arriveranno dall’Europa, e concretizzare una nuova idea di sviluppo anche per il nostro territorio. E quindi innovazione, infrastrutture, riconversione green delle attività produttive e del sistema energetico. Basta soldi a pioggia alle imprese e lasciare fare poi al mercato”. E ancora: “Superare il limite dimensionale e di capitalizzazione delle imprese (venete in particolare) che ha limitato gli investimenti in innovazione tecnologica e nella qualità di processo e di prodotto. Il tema sarà di far ripartire prima possibile la domanda interna anche con creazioni di nostre filiere. Si pensi nella nostra Provincia alle filiera agro-alimentare o alla chimica verde legata all’economia circolare”.

Previsioni tutt’altro che positive anche secondo Samuel Scavazzin, della Cisl di Padova e Rovigo: “La situazione presente non è assolutamente buona ma ancora peggio è il fatto che le previsioni economiche autunnali sono molto preoccupanti e stiamo ragionando al netto di nuove pandemie che metterebbero in ginocchio il sistema sociale ed economico del Paese”. “Il Polesine - continua - ha un potenziale inespresso che deve necessariamente venir fuori. E allora servono investimenti nella sanità, aiutare le imprese polesane con detassazioni su ristrutturazioni aziendali e decontribuzioni su nuove assunzioni, progettare il futuro con una cabina di regia tra istituzioni, parti sociali e parti datoriali. Non possiamo perdere ulteriore tempo perché questa crisi economica, se non gestita, diventerà una seria è tragica crisi sociale. Dobbiamo evitare tutto questo”.

Scavazzin mette a fuoco anche alcuni rischi che si profilano per i prossimi mesi: “Sono numerosi i lavoratori ancora in cassa integrazione, anche perché col blocco dei licenziamenti non si può fare diversamente. Dobbiamo ragionare per essere pronti quando cesserà questo blocco ed evitare una moria, soprattutto, di medie e piccole aziende. Proprio per questo è necessario ragionare e creare adesso una cabina di regia per evitare la crisi sociale”.

Riccardo Dal Lago, della Uil, spiega che “I prossimi mesi avranno un effetto fondamentale per il futuro sociale ed economico. Sono indispensabili scelte capaci di farci reagire ad un lungo declino che la pandemia ha reso ancora più evidente. La crisi sarà forte e selettiva sia tra i lavoratori che nei territori. Le famiglie più povere e chi vive ai margini della comunità starà ancora peggio. Per noi dunque la preoccupazione è forte ed inevitabile. Bisognerà avere la capacità di costruire un nuovo modello di sviluppo. Una iniziativa politica ed industriale che colga gli obiettivi strategici del nostro paese. Gli effetti saranno diversi da settore a settore. E-commerce, farmaceutica, alimentare e sua distribuzione reggeranno bene; turismo, trasporti e settori legati al consumo interno preoccupano molto”.

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commenti 1
  • ggio704

    02 Agosto 2020 - 20:08

    "Per Colombo “sembra reggere il settore primario. Nell’industria la situazione nell’ambito chimico e farmaceutico ed agroalimentare mantiene livelli produttivi più che accettabili. Anche la logistica ha tenuto." https://mega.nz/file/FlR0DKgD#e4emhrV605PbDkoPU2jFgIBIoBg-endugJruDuYwluA vorrei sapere se con questi contratti (chiamarli contratti ci vuole stomaco) che fanno le cooperative di trasporto, per questi sindacati e un bene, o un male?? ma visto la stazza loro di fame sicuramente non la patiranno.

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