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L’EMERGENZA

Oltre 4mila polesani hanno preso il virus senza accorgersene

Primi dati dei test realizzati da Istat e Croce rossa: i tamponi hanno scoperto solo il 10% dei casi

Oltre 4mila polesani hanno preso il virus senza accorgersene

Otre 4.500 polesani potrebbero aver sviluppato gli anticorpi anti-Covid: dieci volte di più rispetto al numero dei malati accertati che, ieri, si fermava a quota 471. Sono i primi risultati dell’indagine sierologica voluta dall’Istat, e che nella nostra provincia ha coinvolto 259 persone, a fronte di 508 selezionati dall’istituto di statistica. Il report diffuso l’altro giorno dall’Istat, infatti, e basato proprio su quei test, fissa all’1,9% la quota della popolazione veneta che ha sviluppato la sieroprevalenza: si tratta, dunque, di individui che sono entrati in contatto con il virus, al punto da averne sviluppato gli anticorpi, magari pure senza essersene accorti. Un valore, quello veneto, inferiore alle media nazionale (che si attesta al 2,5% della popolazione, pari a 1,4 milioni di persone), e tra i più bassi di tutto il Nord: in Lombardia, gli anticorpi sono stati riscontrati nel 7,5% della popolazione (754mila persone), in Valle d’Aosta nel 4%, a Trento e Bolzano rispettivamente nel 3,1% e nel 3,3%, in Liguria nel 3,1%, in Piemonte nel 3% (129mila persone), in Emilia nel 2,8% (124mila persone) e nelle Marche nel 2,7%. Solo in Friuli fa registrare l’1% (come il Lazio), mentre tutte le Regioni del Sud si attestano allo zero-virgola.

In Veneto, appunto, sono 93.401 le persone che hanno sviluppato gli anticorpi: fatte le debite proporzioni, in Polesine dovrebbero essere qualcosa come 4.522. Quattromilacinquecentoventidue polesani che sono venuti in contatto con il virus: quasi dieci volte in più rispetto agli “appena” 471 casi censiti dai tamponi. In pratica, quattromila persone hanno avuto il Covid senza nemmeno rendersene conto.

I dati, comunque, sono soltanto parziali. Anche la Croce rossa di Rovigo, che ha condotto l’indagine per conto dell’Istat, non ha ancora i risultati ufficiali del test sierologico: quello pubblicato dall’Istat l’altra sera, infatti, è soltanto un primo report parziale, suddiviso per aree regionali.

In provincia di Rovigo erano 508 le persone selezionate per partecipare all’indagine statistica tra i residenti dei Comuni di Rovigo, Adria, Porto Viro, Porto Tolle, Badia, Bosaro, Stienta, Trecenta e Villadose.

Di questi 259 (il 50,9%) hanno acconsentito a sottoporsi al test, che in quattro casi è stato svolto direttamente a domicilio. “Un valore in linea con la media regionale e nazionale. I nostri 8 volontari al centralino hanno fatto in tutto 2.190 telefonate - spiega Alberto Indani, presidente della Cri polesana - e qualcuno è stato contattato anche sei o sette volte”. Chi ha deciso di partecipare all’indagine si è poi dovuto recare nei centri prelievo di Rovigo, dria, Porto Viro, Porto Tolle, Badia e Trecenta, mentre due infermieri e un medico della Cri hanno realizzato i test a domicilio. “Devo ringraziare tutti i nostro volontari, ma anche il personale dei centri prelievi per la loro disponibilità - dice Indani - la collaborazione con l’Ulss e con il servizio di igiene e sanità pubblica è stata ottima. L’istituto che ha svolto le analisi, e inviato i risultati direttamente a casa dei pazienti, è stato poi davvero molto efficiente”.

Chi è risultato positivo è stato poi sottoposto anche a tampone, per scongiurare il rischio che il virus fosse ancora attivo, e dunque che il soggetto potesse essere contagioso.

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