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LA PROTESTE

300 firme contro i profughi a Cavarzere

In poche ore la mobilitazione della Lega raccoglie massicce adesioni. “Non cali il silenzio”

300 firme contro i profughi a Cavarzere

I “no” di Cavarzere sul tavolo del prefetto: 300 le firme raccolte dalla Lega contro il dislocamento di immigrati sul territorio. Saranno inviate oggi - giovedì 5 agosto - all’attenzione del prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto, le firme raccolte con la campagna “Cavarzere dice No” lanciata dalla sezione Lega di Cavarzere nei giorni immediatamente successivi all’arrivo sul territorio cavarzerano di 40 migranti positivi al covid-19, di cui 6 inizialmente alloggiati in un locale in pieno centro cittadino. Una soluzione presto abbandonata, dopo che aveva scatenato una ridda di proteste.

“L’iniziativa è nata come una petizione libera da ogni bandiera politica - spiega Marco Grandi, segretario della sezione locale - e unicamente mirata a riportare alle istituzioni competenti il ‘no’ trasversale che la città di Cavarzere ha voluto esprimere all’essere esposta a una situazione emergenziale e ad un rischio sociale e sanitario in un territorio che già manifesta molti punti di fragilità: dall’età avanzata della popolazione ai servizi sanitari già in sofferenza”.

E così è stato, con moltissimi cittadini rappresentanti diversi partiti locali ed esponenti politici regionali e nazionali che si sono avvicinati al nostro gazebo per esprimere il loro sostegno: 300 le firme raccolte, - spiega Grandi - risultato di grandissimo rilievo, se si considera che è stato realizzato in pochissime ore di due giornate lavorative, la prima interrotta dal maltempo e la seconda infuocata da un caldo tropicale”.

“Continueremo a tenere alta la nostra attenzione e a vigilanza sul problema - conclude il segretario - il rischio è quello che, dopo la levata di scudi e il forte rumore iniziale, la questione perda di attenzione e si possa ripetere in futuro, con il nostro territorio ancora una volta sacrificato agli interessi di chi ha le spalle più grosse delle nostre o altri interessi da salvaguardare. Siamo consapevoli che tutto ciò va ben oltre le decisioni locali ed è frutto di una dissennata e lucrativa politica di gestione di flussi migratori, ma alla fine non possono farne le spese sempre le realtà più fragili”.

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