you reporter

IL CASO

Il tunisino positivo fuggito dall'ospedale era arrivato in treno, impossibile ricostruire i contatti

“Non voleva stare in isolamento”. Panico anche tra i pazienti dell'ospedale di Rovigo che erano lì mentre andava in escandescenza

Il tunisino positivo fuggito dall'ospedale era arrivato in treno, impossibile ricostruire i contatti

Ha preso persino il treno, il 33enne tunisino ricoverato lunedì sera nel reparto Malattie infettive dell’ospedale di Rovigo perché positivo al coronavirus, e che poi è fuggito dal reparto nel tentativo di far ritorno a casa, salvo essere “intercettato” e riportato al Santa Maria della Misericordia dagli agenti di polizia.

E ora questa storia, già di per sé incredibile, assume contorni davvero inquietanti. Perché è difficile, davvero, dire con quante e quali persone possa essere venuto in contatto, da quando è partito da Rubano, dove è domiciliato, a quando è arrivato a Rovigo ed è stato portato all’ospedale, e nella successiva fuga.

Ma non solo. Anche durante il ricovero ha creato più di qualche problema. E ora chi era presente nelle corsie dell’ospedale rodigino quel giorno non dorme sonni tranquilli. A raccontare quello che è successo è un rodigino, che lunedì era all’ospedale per alcune analisi di routine. E che si è trovato, suo malgrado, a vivere tutta questa vicenda come testimone oculare.

“Sono stato all’ospedale dalle 18.30 alle 3 di notte del 3 agosto - racconta l’uomo - io ho visto e ascoltato tutto”. E racconta le escandescenze dell’extracomunitario, positivo al tampone, che di restare in ospedale proprio non ne voleva sapere, e chiedeva a gran voce di essere accompagnato a casa per fare lì la quarantena, senza controlli. “E’ stato messo in un ambulatorio in isolamento, ma proprio non ci voleva stare - racconta il rodigino, testimone dell’accaduto - e così si muoveva tra i pazienti che attendevano di essere visitati, ripetendo che voleva fare la quarantena a casa. Alla fine, mentre attendevo la visita, il medico, esasperato, ha dovuto chiamare gli agenti. Poveretto: lo capisco”. Così, in ospedale sono intervenuti quattro poliziotti, che “hanno comunicato al tunisino che avrebbe trascorso la notte nel reparto di malattie infettive, e il giorno dopo avrebbero organizzato il suo trasferimento a casa con un’ambulanza. Giustamente, il medico non voleva sottrarre un mezzo d’emergenza durante la notte”.

All’ospedale di Rovigo il tunisino ci è arrivato direttamente da Rubano: ha preso un treno, con il quale è arrivato in stazione a Rovigo. E una volta qui ha chiamato il 118 raccontando di essere stato a contatto con persone positive al Covid. Trasportato in ospedale, è iniziata una nottata da incubo.

“Da paziente - conferma infatti il rodigino, presente in ospedale - poi posso dire che è stata una notte da incubo, tra le sue urla e la nostra paura di essere contagiati. Io, dopo l’elettrocardiogramma, sono stato sistemato su di una barella nel corridoio fuori dall’ambulatorio, ma il tunisino non ne voleva sapere di restare all’interno della stanza con la porta chiusa, e continuava ad aprirla nonostante le spiegazioni del medico, da elogiare per pazienza e professionalità”.

In ogni caso, l’Ulss ieri ha comunicato che il 33enne è ancora ricoverato nel reparto di Malattie infettive e non è, dunque, stato trasferito a casa per continuare la quarantenza in isolamento fiduciario.

LASCIA IL TUO COMMENTO:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 1000

commenti 0

GLI SPECIALI

speciali: I NOSTRI TESORI tra fiumi, mare e lagune
speciali: Teatro Sociale di Rovigo

Notizie più lette

Copyright 2018 © | Tutti i diritti riservati.
Privacy Policy - Condizioni di utilizzo

Powered by Gmde srl