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IL CASO

Barista massacrato di botte dalla baby gang per una birra

Lo hanno spinto contro la vetrata e scaraventato una panchina contro il vetro: 25 giorni di prognosi

Barista massacrato di botte dalla baby gang per una birra

Si rifiuta di servire alcolici ben oltre l’orario di chiusura, e la gang, composta da quattro ragazzi e due ragazze, lo picchia selvaggiamente e gli sfascia il locale. E’ successo nella notte tra venerdì e sabato al Jam-Rossodivino in località Amolaretta ad Adria.

Ad avere la peggio, il titolare del locale, aperto da meno di tre mesi, Roberto Biagi. La gang, infatti, gli ha “fatto pagare” lo sgarbo (una birra rifiutata, ben oltre l’orario in cui si possono servire alcolici) spingendolo contro la vetrata del locale, che si è sfondata, e picchiandolo selvaggiamente. In ospedale, poi, gli sono state rimosse numerose schegge di vetro dalla schiena: per lui una prognosi di 25 giorni, oltre a un grande spavento e a ingenti danni al locale, devastato dalla furia cieca dei ragazzi “in evidente stato di alterazione”, spiega l’imprenditore.

Ma anche tanta amarezza. Perché Roberto non è di Adria: è romagnolo. Per anni ha gestito un locale a Milano Marittima e lì, da dietro al bancone, ha fatto amicizia con diversi clienti provenienti proprio da Adria. Con loro si è creato, negli anni, un rapporto di amicizia che lo ha portato, più volte, in Polesine. Una terra di cui Roberto si è innamorato, al punto da decidere di investire qui. “Sono stati i miei amici adriesi - racconta - a convincermi ad aprire un locale qui. L’idea era quello di portare il nostro stile romagnolo ad Adria. Facciamo gli aperitivi, e ovviamente il punto forte è la piadina”.

Il locale ha aperto il 18 maggio, subito dopo la fine del lockdown. Ma Roberto ha capito subito che qualcosa non andava.

“Non credevo che Adria fosse così - racconta, amareggiato - ho trovato una città con grossi, grossi problemi sociali. I furti sono all’ordine del giorno, i locali subiscono continue spaccate. E non parliamo delle risse tra bande giovanili. Sono un vero incubo. Vedo tanta, troppa gente fare uso di droghe: i ragazzi, qui, sono spesso alterati da questi eccessi. E’ difficile lavorare in queste condizioni”.

Quindi, Roberto racconta cos’è successo venerdì notte. Erano già passate le 3, nel locale era rimasto da solo con il suo staff, cinque persone in tutto. Non c’erano più clienti. Quando è arrivata la gang composta da questi sei giovani, tra cui due ragazze. Una di loro è entrata a chiedere da bere, Roberto si è rifiutato di servirla. “Poi, quando sono uscito per sgomberare i tavolini esterni, erano lì ad aspettarmi. Uno di loro mi ha preso alle spalle, poi mi ha spinto con tutta la forza addosso alla vetrata, che ha ceduto sotto il mio peso. E’ andata in pezzi, e le schegge di vetro mi si sono conficcate nella schiena, in profondità”, racconta.

Ma non è finita: “Mentre uno di loro continuava a picchiarmi anche mentre ero a terra - dice - un altro ha sollevato una panchina che c’è all’esterno del mio locale, dal peso di circa 30 chili, e l’ha scaraventata contro l’ingresso. Per fortuna il vetro è antisfondamento: è andato in frantumi ma ha retto al colpo. Dico per fortuna perché al di là della porta c’era una ragazza che lavora per me, se il vetro si fosse rotto la panca l’avrebbe centrata in pieno e sarebbe stata una tragedia”. A riportare danni, anche l’ingresso dell’abitazione adiacente al locale.

Roberto dice di conoscere i ragazzi protagonisti dell’aggressione. “Sono volti noti, qui li conoscono tutti. Non sono nuovi ad azioni di questo tipo”, spiega. Sul posto, l’altra notte, sono arrivati i carabinieri che hanno verbalizzato quanto accaduto. E oggi il titolare del locale si recherà in caserma per formalizzare la denuncia, con tanto di nomi e cognomi.

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commenti 2
  • diduve

    10 Agosto 2020 - 06:06

    Pugno di ferro contro i responsabili.

    Rispondi

  • vicpaolo

    17 Agosto 2020 - 18:06

    Provvedimenti e pene draconiane! La famiglia oggi non esiste più, deve essere lo Stato ad insegnare quello che non va fatto. Bisogna provvedere subito: Tolleranza zero! Lavori forzati per tutti i componenti della banda e fedina penale macchiata a vita. Non vorrei che tra qualche anno questi soggetti li ritroviamo in divisa. Basta sopportare! Adesso è il momento di agire e rispondere con tutti i mezzi.

    Rispondi

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