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L’EMERGENZA

Scuola: si studiano classi ridotte contro il virus

Sarà un problema anche sostituire i docenti assenti: “Il gruppo non può essere modificato”

Scuola: si studiano classi ridotte contro il virus

L’Ufficio scolastico territoriale è al lavoro per disegnare la nuova composizione delle classi, in vista dell’avvio dell’anno scolastico. Un compito che non può prescindere dall’analisi dell’ampiezza delle aule stesse: gli uffici dell’ex provveditorato, dunque, cercheranno di garantire la maggior capienza possibile, derogando anche al numero minimo di alunni per classe, fin qui fissato a 18 per le primarie e 27 per le secondarie. Insomma, le classi potrebbero anche essere ridotte per garantire il distanziamento.

Ma non è questo l’unico problema da affrontare. Come spiega il dirigente dell’Ust di Rovigo e Padova Roberto Natale al “Mattino di Padova”, “la situazione è molto complessa e ci sono chiaramente degli elementi di ansia da parte delle famiglie”. Per questo - fa sapere il numero uno della scuola polesana - “abbiamo chiesto l’assegnazione di risorse e personale aggiuntivo, tra cui circa 800 docenti, per gestire in sicurezza le eventuali necessità delle classi. Basti pensare alla sostituzione di un insegnante che si ammala: fino all’anno scorso potevamo suddividere gli alunni in gruppi e aggregarli alle altre classi, ora ogni aula va dimensionata per un gruppo che non può essere modificato a seconda di necessità mutevoli”.

“Potrebbe sembrare che l’organizzazione sia in ritardo - dice ancora Natale - tuttavia a Roma stanno lavorando anche in questi giorni per garantirci quel quadro di regole necessarie che non è ancora patrimonio comune. Del resto la situazione non è semplice, per questo ci affidiamo a medici e autorità sanitarie affinché ci indichino la strada da seguire e speriamo di avere in tempo necessario per acquisire le indicazioni”. “Assicurare il servizio scolastico - conclude Natale - è un dovere, con difficoltà diverse a seconda dell’età degli studenti: dobbiamo essere in grado di garantire la didattica in presenza per il primo ciclo, perché i genitori hanno bisogno di lavorare e i bimbi non possono restare a casa da soli, mentre abbiamo un po’ più di margine con i ragazzi più grandi. Ma anche qui la didattica a distanza resta l’estrema ratio che cercheremo di scongiurare”.

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