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Pira: “Risvegliamo le competenze”

Mariangela Pira, giornalista Sky, sabato a Rovigo parlerà in anteprima del suo ultimo libro “Anno Zero D. C.” e del mondo dopo il Covid

Pira: “Risvegliamo le competenze”

Formazione umanistica e una vocazione: divulgare. Perché è questo che Mariangela Pira cerca di fare. Ed è innegabile le riesca in modo davvero efficace. Di professione giornalista, è uno dei volti più noti e seguiti di Sky. E nonostante la sua formazione umanistica, appunto, sembri cozzare con la materia nella quale si è specializzata, l’economia, è invece il trait d’union perfetto per far comprendere un argomento spesso ostico e poco digeribile a tutti. Sarà la protagonista, sabato prossimo, il 29 agosto, alle 18 in piazza Vittorio Emanuele a Rovigo, di una delle anteprime nazionali più attese di Rovigoracconta 2020: presenterà un’anteprima del suo ultimo libro “Anno Zero D. C.”, in cui “D. C.” sta per “Dopo Covid”. “L’economia e noi dopo il lockdown” il titolo dell’incontro che sarà moderato dalla giornalista Marta Perego.

Mariangela, lo conosci il Polesine?

“Ci ho avuto a che fare come turista, partendo da Ferrara, però. Sono scesa fino al Parco regionale veneto del Delta del Po, un po’ l’ho conosciuta la zona. Mi viene in mente Boccasette, ma anche la villa palladiana di Fratta Polesine, la Badoera. Il tutto, però, prima del Covid e anche della crisi. Ne ho avuto una impressione positiva, sono amante della storia classica, quando vedo musei nazionali o rovine che richiamano i romani, mi piacciono. Come pure l’archeologia. E poi il parco della Biosfera dell’Unesco, davvero bello”.

Un territorio così piccolo come il Polesine, di cosa avrebbe bisogno in questo momento di crisi?

“Non parlo del Polesine, ma più in generale dell’Italia: c’è bisogno di risvegliare le competenze. Non siamo in una posizione normale, né felice, per questo servono persone che gestiscano il territorio e il Paese. Serve studiare, un livello di istruzione maggiore per tutta la popolazione. Se mi dicessero ‘Vuoi fare il segretario all’economia?’ risponderei che non me la sento, e di chiederlo a chi ha gestito davvero un territorio. La seconda cosa da fare è risolvere il grave problema della burocratizzazione eccessiva che complica qualsiasi cosa. Non siamo un paese ricco come la Germania che ha dato 5mila euro alle partite Iva rispetto ai nostri 800. Ma quello che dovremmo imitare dalla Germania è che se compilo un modulo e lo spedisco il venerdì, il lunedì arrivano i soldi. Con l’Agenzia delle entrate le cose sono andate bene per i soldi a fondo perduto, ma l’Inps non ha fatto lo stesso con la cassa integrazione. Se non prendiamo la palla al balzo che ci ha fornito il Covid per snellire e correggere le storture, e la mia paura è che non lo faremo, rimarremo immobili. E poi serve investire, nella scuola, nella ricerca e nelle infrastrutture tecnologiche. Queste ultime porteranno lavoro nell’immediato, e anche se le pagheremo in deficit, ovvero con soldi chiesti in prestito, se spesi bene saranno produttivi nel futuro”.

L'intervista completa in edicola nella Voce di Rovigo di giovedì 27 agosto

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