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LA STORIA

Coronavirus, nessun controllo per chi rientra

“Prima di partire ho fatto il tampone pagando 140 euro, ma nessuno ha voluto vedere gli esiti”

Coronavirus, nessun controllo per chi rientra

“Nessuno mi ha controllato né in Spagna né in Italia”. Queste le parole con le quali Paolo, un giovane ficarolese che da alcuni anni lavora a Madrid in uno studio cinematografico, racconta il suo rientro in Italia, avvenuto venerdì per partecipare al matrimonio di una coppia di amici.

Nonostante l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza, che stabilisce che per chi arriva in Italia dopo essere stato in Grecia, Croazia, Spagna o Malta vige l’obbligo di sottoporsi a tampone per verificare l’eventuale contagio da Covid-19, nessun ha sottoposto al test il ragazzo polesano.

“Nessuno mi ha chiesto niente né all’aeroporto di Madrid né tantomeno a Bologna - racconta lo stesso Paolo - dovendo rimanere in Italia solo per il fine settimana e avendo prenotato il volo da tempo, avevo tre opzioni: fare il tampone rapido all’atterraggio, che si può prenotare al massimo fino alle 17.30 ma io sono atterrato alle 19; sottopormi al tampone entro 24 ore dall’atterraggio ma il servizio non è attivo nel weekend e non avrei potuto rientrare in Spagna con il volo che avevo prenotato, oppure presentarmi all’aeroporto con l’esito negativo di un tampone fatto entro le 72 ore dall’atterraggio. Ovviamente sono stato obbligato a scegliere l’ultima opzione - continua ancora il giovane - mi sono sottoposto al tampone, che tra l’altro mi è costato 140 euro, e mi sono presentato all’aeroporto di Madrid dove nessuno mi ha chiesto nulla, lasciandomi imbarcare senza controlli”.

Insomma, il tampone (e la relativa spesa, non certo contenuta) è stato inutile.

“La cosa che più mi ha stupito - dice ancora Paolo - è stato quello che è successo all’aeroporto di Bologna dopo l’atterraggio: nessuno mi ha chiesto niente e, nonostante le mie richieste, nessuno ha voluto vedere il certificato e nemmeno l’autocertificazione - conclude Paolo - ho chiesto a tre persone diverse a chi avrei dovuto consegnarli ma nessuno mi ha saputo rispondere. Mi sono recato addirittura negli uffici dell’aeroporto ma mi hanno detto che non sapevano niente, e che per loro potevo anche uscire dall’aeroporto. E’ corretto lasciare al buon senso del singolo e alla responsabilità individuale questa procedura? E se io fossi stato positivo e non avessi fatto il tampone, quante persone avrei potuto contagiare in un fine settimana?”. Domande precise, quelle di Paolo, che meriterebbero sicuramente qualche considerazione in più.

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