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ECONOMIA

Siamo troppo istruiti per lavorare

In questo modo si riduce la produttività. La Cgia di Mestre: “Demotivazione e scoramento”

Siamo troppo istruiti per lavorare

Troppo istruiti per le mansioni che svolgono. In Veneto, il problema riguarda un esercito di ben 559mila lavoratori: il 25,8% del totale degli occupati. A spanne, in Polesine parliamo di circa 25mila persone.

E non è tutto: negli ultimi 10 anni la dimensione di questi lavoratori sovraistruiti è salita del 37%. In linea generale, tra i laureati che svolgono un lavoro per il quale il titolo di studio più richiesto è inferiore a quello posseduto le professioni più diffuse sono quelle di tecnico informatico, contabile, personale di segreteria, impiegato amministrativo. Tra i diplomati, invece, prevalgono i lavori di barista, cameriere, muratore e camionista. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre.

La sovraistruzione, tra l’altro, riduce anche la produttività del lavoro. “L’incremento degli sovraistruiti - afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - è in massima parte dovuto alla mancata corrispondenza tra le competenze specialistiche richieste dalle aziende e quelle possedute dai candidati. Non va nemmeno dimenticato che grazie al ricambio generazionale registrato in questi anni sono usciti dal mercato del lavoro tanti over 60 con livelli di istruzione bassi che sono stati rimpiazzati da giovani diplomati o laureati senza alcuna esperienza professionale alle spalle”.

“Tuttavia - continua Zabeo - la sovraistruzione non va sottovalutata, perché molto spesso attiva meccanismi di demotivazione e di scoramento che condizionano negativamente il livello di produttività del lavoratore interessato e conseguentemente dell’azienda in cui è occupato. Il clima di sconforto che si viene a creare può innescare delle situazioni di malessere che diffondendosi tra i colleghi può addirittura interessare interi settori o reparti produttivi, con ricadute molto negative per la vita dell’azienda”.

Per combattere la sovraistruzione, fanno sapere dalla Cgia di Mestre, “bisogna assolutamente ridurre lo scollamento tra domanda e offerta di lavoro, cercando di far collimare sempre più le esigenze aziendali con le specificità e l’autonomia del mondo della scuola”.

Eppure, nonostante tutto questo, restiamo i meno scolarizzati d’Europa. “L’anno scorso - annuncia il segretario della Cgia Renato Mason - la quota di popolazione italiana tra i 25 e i 64 anni in possesso di almeno un titolo di studio secondario superiore era del 62,2%, un dato decisamente inferiore a quello medio dell’Unione a 28, pari al 78,8% e a quello di alcuni tra i nostri principali competitor. Segnalo, infatti, che la Francia registrava l’80,4%, il Regno Unito l’81,1% e la Germania l’86,6%. Non meno ampio è il divario per quanto riguarda la percentuale di coloro che hanno conseguito un titolo di studio terziario sempre nella fascia di età tra i 25 e i 64 anni”.

Se nel 2019 in Italia la soglia era del 19,6%, la media europea si è attestata al 33,2%. Si segnala come la quota di laureati italiani tra i 25-34enni nelle discipline Stem sia simile alla media dei 22 paesi dell’Unione europea membri dell’Ocse.

“Tuttavia, si denota un forte divario di genere. Se per la componente maschile lo scarto è di 6 punti con la media Ue, l’incidenza delle laureate italiane nelle discipline tecniche è invece superiore al dato medio europeo”, conclude Mason.

In questo quadro, e nonostante la disoccupazione giovanile sia in crescita e il livello di istruzione ancora ben al di sotto degli standard europei, anche nel pieno della fase Covid le imprese venete hanno faticato a trovare personale.

Sebbene agosto sia un mese molto particolare, stando alla periodica indagine condotta su un campione significativo di imprese da Unioncamere e Anpal, il 37,6% delle 20.630 assunzioni previste il mese scorso in Veneto è stato di difficile reperimento.

Tra le professioni non facili da “coprire” si segnalano meccanici artigiani, montatori, riparatori e manutentori di macchine fisse e mobili (53,5%), artigiani e operai specializzati nelle rifiniture delle costruzioni (43,1%) e gli autisti di bus e mezzi pesanti (42,5%).

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