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REGIONALI 2020

Marco Trombini: "Alziamo la qualità del Polesine"

L'intervista al candidato di Fratelli d'Italia

Marco Trombini: "Alziamo la qualità del Polesine"

Un polesano vero. Marco Trombini di Ceneselli non ci sta a farsi chiude all’angolo, nella parte più occidentale della nostra provincia - quel triangolo incuneato tra Veronese e Mantovano dove è cresciuto e di cui ostenta, orgoglioso, la parlata. “Fin da ragazzo, grazie alla mia mamma che aveva un incarico in Coldiretti, ho girato tutto il Polesine. E anche se abito al confine, anche se parlo questo dialetto, mi sento un polesano a tutto tondo: sono calciofilo, ma l’unico abbonamento che abbia mai fatto nella mia vita è stato quello alla Rugby Rovigo; e nel Delta conosco tante persone e conservo tanti cari amici, a cui sono legato. Non sono uno che sta dentro ai recinti: non ho confini, a parte l’Adige e il Po che limitano la provincia di cui sono innamorato”.

Anche se, “lasciatemelo dire - aggiunge - la provincia di Rovigo da sola non ce la può fare. In particolare sulla progettazione e sull’accesso ai fondi europei, ormai, è tempo di parlare di area vasta”. Ma questa Provincia - intesa come l’istituzione con sede a palazzo Celio - Trombini l’ha guidata per quattro anni, oltre ad aver fatto (per 15 anni) il sindaco di Ceneselli. “Se è per questo - aggiunge - sono stato anche nel Comitato delle Regioni, a Bruxelles. Questo, e l’incarico da presidente della Provincia, sono stati la mia palestra: ho fatto un salto di qualità dal punto di vista amministrativo, e ho imparato a confrontarmi con un’ampia gamma di problemi, la cui soluzione richiede preparazione e specializzazione”.

Ieri pomeriggio, alle 17, Trombini, candidato al consiglio regionale sotto le insegne di Fratelli d’Italia, ha inaugurato il suo punto d’ascolto in piazza XX Settembre a Rovigo.

Trombini, partiamo da qui: perché un punto d’ascolto? E perché in piazza a Rovigo?

“In realtà, più che altro, è una base. Ma non so quanto tempo riuscirò a passarci dentro, perché la mia è una campagna elettorale fatta sul territorio. Semmai, il punto di ascolto mi servirà se verrò eletto, per mantenere il contatto con la gente, ricevere le persone e farmi dire quali sono i problemi e cosa non va. Se eletto, potrei pensare di aprirne anche più d’uno, magari chiedendo ospitalità alle amministrazioni comunali polesane. Perché ascoltare la gente è fondamentale: e questo l’ho imparato facendo il sindaco”.

Come sta andando la sua campagna elettorale “sul territorio”?

“Benissimo, perché sto incontrando la gente vera, i polesani. Non soltanto i colleghi amministratori, che già mi conoscevano, ma tanta gente che non avevo mai visto prima, in tutta la provincia. Parlo con loro, li ascolto, e davvero in questo periodo sto ricevendo tante, tante domande. Se riuscissi a dare una risposta al 50% di queste potrei già dirmi felice e realizzato”.

Sindaco di lungo corso e poi presidente della Provincia. Perché ha deciso di candidarsi per il consiglio regionale?

“Ho un’idea di Polesine basata sulla qualità, e fondata sull’istruzione. Se alziamo la qualità delle scuole alziamo quella del lavoro, e se alziamo la qualità del lavoro alziamo la qualità della nostra società. E visto che è la Regione che detta gli indirizzi scolastici, mi impegnerò perché non siano generici, ma che ricalchino le specificità del territorio. Penso a quanto potrebbe essere utile un corso per periti agrari finalizzato allo sviluppo di un’agricoltura a residuo zero, fondata su meno sprechi e prodotti di qualità. Si tratta di ricalcare il processo fatto per l’attivazione del corso di studi per la pesca professionale, che è stata una delle conquiste che ho fatto da presidente della Provincia”.

Se eletto, resterà in Regione fino al 2025. Come vede il Polesine da qui a cinque anni?

“Spero migliore di adesso. Quello che noto è che negli anni è mancata un po’ di programmazione: come polesani ci siamo accontentati delle linee decise dalle singole amministrazioni ma non c’è stato nessun piano complessivo per tracciare una strategia e, magari, intercettare i fondi europei, che sono tantissimi”.

Marco Trombini è un convinto europeista?

“Eccome. Al di là che Fratelli d’Italia sia un partito sovranista, io credo nell’Europa. Questo non vuol dire che la Ue vada bene così com’è: tutto si può migliorare. Ma quello che mi preme è che il nostro territorio, anziché lamentarsi, diventi bravo ad intercettare opportunità e risorse. E per far questo serve un piano complessivo per lo sviluppo”.

E chi lo deve fare?

“Una volta c’era il Consvipo, ma non ha saputo c’entrare questo obiettivo. Ora sul territorio ci sono i Gal. Ma dev’essere la Regione ad avere un occhio di riguardo per certe possibilità, integrando il proprio ufficio politiche comunitarie con quello della Provincia. Devo dire che questa sensibilità nei confronti del Polesine in questi anni è un po’ mancata”.

Non farà come i candidati del centrosinistra che accusano Zaia parlando di “Polesine provincia dimenticata”…?

“Io corro per Zaia, sia chiaro. Ma se sarò eletto, sarò eletto dai polesani. Quindi per me le istanze che vengono dal mio territorio sono più importanti di ogni altra cosa. Il mio mandato è questo”.

Lei è un politico di lungo corso. Non ha paura che la disaffezione per la politica giochi contro di lei?

“Il gap di questa campagna elettorale, fatta d’agosto e in piena emergenza Covid, è non riuscire a stare del tutto in mezzo alla gente. Ma come dicevo, non ho battuto rotte dettate dalle segreterie: ho parlato con le persone, ho incontrato singoli, gruppi, associazioni, categorie che conoscono bene la realtà territoriale. Non vedo disaffezione per la politica, ma anzi un’ostinata volontà che il Polesine sia tenuto in considerato e rappresentato in modo forte”.

Il suo approdo in Fdi è recente. Come pensa di intercettare il voto dei fedelissimi di Giorgia Meloni?

“Non ho mai avuto tessere, se non quella di An. Oggi non ho quella di Fdi. Ma posso dire che con me il centrodestra ha sempre vinto, a Ceneselli e in Provincia. E questo è un dato di fatto”.

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